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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza

C’è qualcosa di inquietante nel gesto di cancellare una parola, nel rimuovere un frammento di storia per paura che possa disturbare la sensibilità del presente. È un meccanismo antico, un riflesso quasi automatico del potere: scegliere cosa deve essere ricordato e cosa, invece, deve dissolversi nell’oblio.
Eppure, la memoria non è un archivio da riordinare a piacimento. È una stratificazione di eventi, simboli, parole che ci ricordano chi siamo stati, con tutte le nostre contraddizioni. Quando l’Archivio di Stato americano ha deciso di eliminare il nome dell’aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima—l’Enola Gay—perché quella parola, gay, poteva risultare problematica, ha compiuto un atto che va ben oltre il ridicolo. Ha scelto di riscrivere il passato.
Donald Trump, per anni, si è presentato come una vittima della cancel culture, quel movimento che, nel tentativo di correggere le ingiustizie storiche, finisce spesso per applicare una censura selettiva. Ha denunciato la rimozione di statue, la revisione dei programmi scolastici, la riscrittura della lingua. E poi, nel suo mandato, ha fatto esattamente lo stesso.
Non è una novità. La storia è piena di leader che, una volta ottenuto il potere, riscrivono il passato per legittimare il presente. Nel Medioevo, le statue dell’epoca classica furono mutilate, coperte, private della loro nudità perché il nuovo ordine morale non poteva tollerare il corpo umano nella sua interezza. Non era la prima volta e non sarà l’ultima: il Rinascimento dovette riscoprire l’arte antica sotto strati di censura.
La memoria non è un lusso, è una necessità
Il gesto di cancellare non è mai neutrale. È una presa di posizione, una dichiarazione di potere. E, soprattutto, è un’ammissione di paura. Perché si elimina ciò che non si riesce ad affrontare.
Oggi la cancel culture si muove in molte direzioni: alcune legittime, altre più pericolose. Ma il principio resta lo stesso, da qualunque parte lo si osservi: la rimozione selettiva della memoria crea vuoti che, prima o poi, qualcuno riempirà con una nuova narrazione. E la storia, lo sappiamo, non tollera i vuoti.
La verità è che non possiamo scegliere quale passato ricordare e quale dimenticare. Possiamo solo imparare a confrontarci con esso, a comprenderlo nella sua complessità, a non averne paura. Perché cancellare una parola, un simbolo, un nome, non cambia ciò che è stato. Cambia solo la nostra capacità di riconoscerlo.
E la storia, quando viene rimossa, ha l’abitudine di tornare. Spesso nei modi più oscuri.
Scritto da: Michele Piramide
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