Recensioni

Ringraziate “I tre Barba”

todayMarzo 14, 2025 64 4

Sfondo
share close

“Non più andrai farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando, delle belle turbando il riposo, narcisetto adoncino d’amor“.

Questa aria risuona nelle nostre orecchie da quando abbiamo assistito all’ ultima fatica de I tre barba al teatro Fortezza Est di Roma, Le nozze di Figaro.

Quanto può essere rischioso scegliere di rappresentare una delle opere liriche più conosciute? Peraltro senza un’orchestra, senza dei cantanti lirici, tre attori ad interpretare ben nove personaggi? Molto, ma se pensate che sia un azzardo, non conoscete I tre barba.

Lorenzo De Liberato,  Lorenzo Garufo e Alessio Esposito non sono nuovi a questa impresa titanica, guardando il loro curriculum compaiono Don Giovanni, Rigoletto, Il barbiere di Siviglia, Cosí fan tutte, dei titoli di grande caratura e impatto.

Insieme dal 2017, permettono anche ai poveri mortali di assistere ad un’opera lirica, l’apice dell’arte nel XVI secolo, ma la parte migliore è sempre il come.

Nel piccolo ma funzionale spazio storico dell’ex Studio Uno, i barba, pur con pochi mezzi a disposizione, ci ricordano perché l’arte nei teatri off sia più viva che mai e possa fare la differenza nella sua semplicità. Non avendo lo stesso spazio di un teatro d’opera, si muovono in perfetta armonia, avvalendosi di una scenografia (prodotta artigianalmente da Ignazio Garufo),  tanto semplice quanto utile alla narrazione. In quella che dovrebbe essere la grande stanza di una corte da cui entrano ed escono i numerosi personaggi del libretto, una porta mobile e dei costumi semplici ma accattivanti contribuiscono all’allestimento, impreziosito dalle luci curate da Matteo Ziglio. La finzione, poi, viene evidenziata nei dialoghi degli interpreti, quasi a voler ironizzare con il pubblico sulla distanza oggettiva dall’opera a cui si ispira il progetto, che ne è umile vassallo e non sostituto. Il loro intento è chiaro, quello a cui si sta assistendo non è un’ opera lirica, né un tentativo di emulazione. È un modo di reinterpretare un grande emblema e restituirlo a chi spetta: il popolo.

La storia del libretto è raccontata chiaramente a suon di risate, anche attraverso riferimenti alla cultura popolare, inseriti attraverso canzoni nostrane (come Firenze di Ivan Graziani), in sostituzione o accostamento ad alcune arie originali, per enfatizzarne o chiarirne il mood. E il risultato è un piacere. Ogni espediente che adoperano per sopperire alle oggettive difficoltà di rappresentazione, risulta efficace.

L’opera, in questo caso quella di Mozart, non si serviva di intricati intrecci, aveva storie semplici derivanti dalla commedia dell’arte, che servivano per mostrare al pubblico le dinamiche contraddittorie della società.

Non era solo per la borghesia o l’aristocrazia, ma anche per i ceti più popolari, che fino a poche generazioni fa conoscevano intere arie a memoria, canticchiandole al lavoro o durante le faccende domestiche.
Oggi tutto ciò sembra venire meno e nel pensar comune l’opera è qualcosa di elitario. Per certi versi è vero, tra il prezzo dei biglietti e l’inaccessibilità del testo gravata dall’incomprensibilità del canto lirico, tuttavia esistono iniziative che permettono a tutti di interfacciarsi al genere. Ed è per questo che bisogna ringraziare “I tre Barba”.

Nonostante un evidente handicap di possibilità e di mezzi, gli interpreti restituiscono a loro modo la spontaneità e l’atmosfera di un mondo che, sfortunatamente, in pochi conoscono, e lo fanno divertendosi davvero!

In uno spettacolo che funziona dall’inizio alla fine, condito dalla creatività e dalla chimica scenica di tre ragazzi che non sono solo attori, ma anche amici, si riscopre non solo il piacere dell’opera, ma del teatro tutto.

Autori

Scritto da: Giuseppe Graziani

Rate it

Commenti post (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *