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Oggi rompiamo un po’ di dogmi.
Per assistere ad uno spettacolo devo per forza saperne di teatro?
Quanto è importante ai fini della comprensione la conoscenza di ciò a cui sto per assistere?
Soprattutto, ha senso precludersi l’esperienza teatrale se non ho mai frequentato questo ambiente?
È vero che solo chi è del settore può andare a teatro?
Queste sono le domande che i nostri amici e anche noi in precedenza ci ponevamo più spesso. Eppure le risposte sono tutt’altro che scontate. Da sempre questa è una delle arti che più affascina il pubblico, come storia, almeno nostrana, il teatro nasce per le strade ed i primi acclamatori erano persone comuni che camminando tra le strade si imbattevano in esibizioni di artisti che cercavano di racimolare qualche soldo. Il teatro è nato per far divertire, intrattenere, ma soprattutto era un luogo di ritrovo per chiunque. Col tempo ha ottenuto la visibilità che meritava ed ha assunto la nomea che tutti conosciamo e che ci fa pensare questo sia un ambiente d’élite. Tutto ciò per via di una propaganda e una distribuzione sempre più indirizzata a chi mastica il settore, con produzioni macchinose ed autoreferenziali indirizzate solo a chi ha una grande conoscenza della materia. Allo stesso tempo però, ciò che si vuole (almeno in teoria) raggiungere è il grande pubblico, platee sempre più ampie e si spera di vedere sempre più persone affamate di teatro.
Ma da dove si parte per fare questo?
Sebbene lo scopo sia apprezzabilissimo, quello che poi si può notare nei fatti è completamente contraddittorio. Questo perché nel teatro più “mainstream” vengono presentati per la maggior parte spettacoli creati ad hoc per le famiglie o specifici per le scolaresche, tralasciando il più delle volte la qualità sul piano contenutistico compensata da una semplificazione estrema della storia narrata e da una rappresentazione super accattivante per cui senza giri di parole si investono molti soldi pubblici. La scena romana (che noi frequentiamo), può essere presa come esempio di questa situazione. I teatri con maggior affluenza gioiscono di questa grazie a programmazioni spesso piatte, senza particolari spinte o avanguardie, ma utili per arrivare un po’ a tutti.
A tal proposito è utile arricchire la locandina con grandi nomi, di personalità provenienti dalla televisione o dal cinema che si dilettano in piccoli ruoli all’interno delle piece, senza aggiungere nulla di che e senza essere nemmeno presenti ad ogni replica.
Insomma i loro nomi servono solo a vendere biglietti.
Questo per quanto faccia bene agli incassi dei singoli stabilimenti, non riesce a creare un legame col pubblico, non riesce ad educare e a fare affezionare soprattutto i più giovani. Ed è un peccato. Inoltre, questa grande differenza di produzioni e soldi investiti, e di conseguenza di ricavi, crea un’enorme voragine con l’altra faccia della medaglia, il vero cuore pulsante di quest’arte: i teatri off. In pratica luoghi dimenticati da dio in cui per produrre spettacoli un po’ più strutturati bisogna sperare di vincere qualche bando pubblico e di strappare finanziamenti da chissà quale ente. Eppure è qui che capita di scovare perle rare, racconti emozionanti che anche senza grandi produzioni alle spalle e con un’esigua ma azzeccata scelta registica riescono a coinvolgere dal primo all’ ultimo momento, sperando che ciò che si sta guardando, possa non finire.
Ovviamente questo fenomeno non è all’ ordine del giorno, ma la magia del teatro non si ferma a ciò che accade sul palco. Ciò che lo distingue da altre rappresentazioni è la capacità di coinvolgere sia prima che dopo la performance. Sia perché ciò a cui si assiste ogni sera è irripetibile, sia per la possibilità di poter interagire con i performer subito dopo la messa in scena. Il teatro unisce, crea condivisioni e legami ed è ciò che rappresenta la vera essenza dell’ arte tutta.
“L’ arte è completamente inutile” scriveva Oscar Wilde perché tutto ciò che dovrebbe fare è suggestionare, emozionare e far viaggiare la fantasia.
Questo dovrebbe essere lo scopo del teatro, ciò a cui ogni attore o autore dovrebbe aspirare.
Perché in fin dei conti non importa che tu sia un critico, un figlio d’arte o semplicemente un appassionato del settore, il teatro è nato per essere di tutti e deve ritornare ad essere tale.

Studentessa al primo anno di magistrale in ''Relazioni internazionali e sicurezza globale'' presso La Sapienza. Appassionata di spettacolo, letteratura, politica e attualità.
Scritto da: Lavinia Sabelli
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