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«Un libro che divorerei», a cura di Daniela Marcheschi, comprende un’ampia selezione di pareri editoriali tra quelli che Giuseppe Pontiggia ha redatto, negli anni, per due fra i cataloghi più apprezzati del novecento – quello di Adelphi, naturalmente, e quelli de Lo Specchio Mondadori e l’Almanacco dello Specchio. Ecco cosa troverà il lettore che vorrà coccolarsi con questo libro.
Si nota un’attenzione particolare, da parte di Pontiggia, nella redazione di questi pareri, un’attenzione quasi “narrativa”: sembra, leggendoli, di leggere in realtà microracconti, aneddoti, se non addirittura intelligentissime barzellette. Un’attenzione – riprendo – di impostazione prettamente autoriale, non solo del Pontiggia critico, ma anche e soprattutto del Pontiggia narratore: piacevole trovarsi in accordo con i pareri di un grande autori, ma ancora di più lo è trovarsi in disaccordo, magari per via di un parere negativo giudicato ingiusto (molti salterebbero sulla sedia a leggere il parere a Domani nella battaglia pensa a me di Marías o si commuoverebbero nel leggere la stima che traspare dalle considerazioni in merito a Perché leggere i classici di Calvino). Insomma, il parere editoriale inteso come genere letterario. Il risultato è una lettura piacevolissima, che si divora in un men che non si dica – rimanendo in linea con il titolo.
Leggere questi pareri, tra l’altro, ha sia il fascino voyeuristico di vedere quel che accade “dietro” a un libro, nella sua vita pre-pubblicazione (o pre-ripubblicazione): si ha l’impressione di entrare in fucine editoriali prestigiose, leggendo i pareri su Le bal di Irène Némirovsky, su Cattività e idillio (poi I beati anni del castigo) di Fleur Jaeggy, su 12 poesie di Amelia Rosselli, su Antonio Porta, Ferruccio Benzoni, e via dicendo. E per la stessa ragione è anche presentissimo il fascino enciclopedico dell’inusuale, dello sconosciuto, o del già visto, del decontestualizzato: un libro-wunderkammer che stupisce nella sua varietà, di pareri e di libri, nonostante il genere già di suo prometta varietà (di pareri, sì, e di libri).
In più, l’edizione è preziosissima: legatura di raro pregio con capitello in tinta, stampa su carta Fedrigoni pregiata, i risguardi stampati con una fantasia che riprende l’effimera del logo (che ritroviamo anche sul piatto posteriore e delicatamente appoggiata sul codice a barre nella parte posteriore della sovracoperta), nastro segnalibro sempre in tinta, e l’inserimento fra le pagine dei facsimile dei pareri editoriali. Un libro, insomma, che anche nella sua identità di oggetto farebbe impazzire qualsiasi bibliofilo come lo era Pontiggia stesso.
Palingenia, neonata casa editrice che ha però alle spalle curatori di eccezione, ha pubblicato un vero gioiello, sotto ogni punto di vista.
Scritto da: Fabrizio Pelli
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