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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
Il mito dell’Apocalisse, le cui radici affondano nella dottrina cristiana, è stato posto al centro di numerose opere cinematografiche di grande successo, nelle quali l’apocalisse è spesso causata da zombie, alieni, meteoriti, virus o catastrofi impossibili da controllare. Il film apocalittico, nel corso dei decenni, è diventato lo specchio delle ansie e delle paure della società in un determinato periodo storico: in seguito alla bomba di Hiroshima e durante la Guerra Fredda, i prodotti cinematografici poneva al centro la distruzione nucleare o l’invasione aliena. Con gli anni Ottanta e Novanta, ad incantare gli spettatori furono le storie incentrate sui rischi e i pericoli tecnologici (pensiamo al successo di Matrix) e, soprattutto negli anni più recenti, numerosi film hanno posto l’attenzione sui disastri ambientali e sul rapporto uomo-natura. Nel film E venne il giorno di M.Night Shyamalan (2006), le piante- quasi con coscienza – conducono inspiegabilmente gli esseri umani al suicidio, quasi una sorta di vendetta ecologista nei confronti delle azioni distruttive dell’uomo verso la natura.
La trama, ricca d’azione e di suspense, non è l’unico motivo per cui questi prodotti proiettano un forte appeal su un gran numero di spettatori.
Dilagano le notizie su incendi che devastano interi chilometri, fondali marini invasi dalle macchine, sviluppi tecnologici che potrebbero sostituire l’azione umana, ponendoci in uno stato di forte allarme. A volte ci domandiamo: ”Che fine faremo?”. La visione delle opere apocalittiche assume un significato fortemente catartico, poiché ci aiuta sia ad esorcizzare queste paure congenite, sia ci pone in un contesto che può apparirci fortemente improbabile. La narrazione apocalittica aiuta ad accettare ciò che, per la mente umana, risulta insopportabile. Durante la pandemia mondiale del 2020, il film Contagion del 2011 godette di una rinnovata popolarità, a causa delle forti similitudini tra la trama dell’opera e gli avvenimenti mondiali. Cosa spinse un gran numero di utenti a guardare un film che riflettesse l’emergenza pandemica che si stava vivendo? Probabilmente una morbosa curiosità, ma anche una volontà di proiettare le proprie paure su un prodotto di natura fittizia.
Nel mondo apocalittico, inoltre, non sussistono più le gerarchie e le convenzioni sociali, sostituite da pratiche distanti dalla nostra società (l’utilizzo delle armi, la ricerca di cibo o un rifugio, etc…). La lotta per la sopravvivenza induce ad uno stato d’anarchia primitiva, e la fine del mondo conduce l’uomo a tirare fuori la sua vera natura. Alcuni abbandonano i propri cari, alcuni si lasciano paralizzare dalla paura, altri ancora sono pronti a sacrificarsi per il bene comune. I film apocalittici ci pongono nella condizione di riflettere sull’effimerità e l’importanza delle relazioni sociali: i protagonisti spesso assistono alla morte di una persona cara, o compiono azioni eroiche per salvarla. Per esempio, la grande forza di A Quiet Place, diretto da John Krasinski, risiede soprattutto nel racconto intimo e drammatico di una famiglia costretta a vivere in silenzio per nascondersi da predatori dotati di un udito ultrasensibile.
Le vicende pongono i personaggi in una situazione in cui la vicissitudini personali sono annullate: tutti gli esseri umani condividono la medesima sorte, e il dolore assume una dimensione collettiva e quasi epocale. Nonostante (spesso) seguiamo solo le vicende di un numero ristretto di personaggi, paradossalmente questi film ci pongono nella condizione di pensare all’umanità nella sua totalità.
“I’ve struggled a long time with survivin’, but no matter what, you keep finding something to fight for.”
Parole pronunciate dal protagonista del videogioco The Last of Us, da cui è stata tratta l’omonima serie tv prodotta da HBO.
Il fil rouge che lega tutte le opere (a prescindere dal finale) è la speranza, la convinzione che, nonostante lo scenario di morte e distruzione, l’essere umano possa ancora sopravvivere e che, soprattutto, lottare sia la cosa giusta da fare.
Scritto da: Arianna Gnasso
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