Teatro

Jesus Christ Superstar è una rivoluzione fallita?

todayMaggio 2, 2025 37 14

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In questo articolo scopriamo insieme a voi l’impatto culturale ed artistico di uno spettacolo immortale.

 

Siamo a New York, è il 13 ottobre 1971. Come ogni mattina, i cittadini della Grande Mela leggono il giornale. Clive Barnes, la sera precedente, ha assistito alla prima teatrale di Jesus Christ Superstar al Mark Hellinger Theater, con la regia di Tom O’Horgan, e scrive:

“Per me, la vera delusione non è stata la musica – che è migliore di quella di Broadway e la migliore partitura per un musical inglese da anni a questa parte – ma la concezione. C’è una timidezza nella sua contemporaneità, un piacere subdolo nell’audacia dei suoi anacronismi, una speciale, indefinita aria di compiacimento nella sua audacia. Cristo è aggiornato, ma difficilmente, a mio avviso, rinnovato”

In questo estratto, Barnes apprezza molto la musica, ma critica l’approccio lirico di Tim Rice e la concezione generale dello spettacolo, senza coglierne appieno la portata rivoluzionaria. Jesus Christ Superstar aveva già visto la luce l’anno precedente sotto forma di doppio album, diventando rapidamente un fenomeno discografico. Già audace e ritenuto blasfemo da alcuni ambienti, gettò le basi per un musical che sarebbe stato poi consacrato come capolavoro, grazie al lavoro di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice. Fu rivoluzionario sotto molti aspetti, in particolare per aver portato un tema sacro in chiave rock e per aver cambiato il punto di vista in una storia conosciuta ovunque e da sempre. L’opera, infatti, racconta gli ultimi giorni della vita di Gesù attraverso gli occhi di Giuda: una prospettiva inedita, che umanizza la figura divina di Cristo e ne amplifica la complessità morale.

È proprio in questa desacralizzazione che l’opera trova il suo punto più alto: Gesù, in fin dei conti, non era davvero solo un uomo? (ascolta qui HEAVEN ON THEIR MINDS )

 

Una menzione speciale va a Ted Neeley, l’interprete che più di tutti ha saputo incarnare l’essenza del personaggio, contribuendo alla “mondanizzazione” di Gesù. È rimasto memorabile anche per le sue straordinarie capacità vocali.

Sebbene Jesus Christ Superstar sia a tutti gli effetti un musical rock, molte canzoni si discostano dal genere, abbracciando sonorità blues, classiche, e mantenendo l’impronta dei canti ecclesiastici. In questo contesto, la voce di Neeley si muove con maestria tra i cambi di tonalità, riuscendo a esprimere tutto il pathos del personaggio.

Nel 1973 il musical è stato anche trasposto al cinema da Norman Jewison, entrando definitivamente nell’immaginario di intere generazioni. Audace, innovativo, rivoluzionario, divisivo: Jesus Christ Superstar è un’opera che ancora oggi ha molto da insegnare. E continua a mostrarci cosa significa davvero sfidare un tabù. Nonostante le forti critiche ricevute, incarna totalmente l’audacia artistica che ad oggi tanto si rimpiange. Nel bene o nel male lo spettacolo ha segnato un passaggio fondamentale nell’estetica e nel linguaggio di una scena che ad oggi ( soprattutto in Italia ) sembra osare ben poco.

Eppure, lavori di questa portata devono essere da esempio nei messaggi e nelle modalità, nella volontà di rompere degli schemi e crearne di nuovi.

In fin dei conti, dopo 54 anni, sarebbe inutile discutere sulla verosimiglianza dello spettacolo, ma sarebbe più giusto chiedersi, c’è qualcuno al giorno d’oggi in grado di raccogliere il suo lascito e di stravolgere completamente i concetti che abbiamo conosciuto finora?

 

Autore

Scritto da: Giuseppe Graziani

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