Cinema

Quello che resta del David di Donatello

todayMaggio 6, 2025 40 2 5

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Per chi ama il cinema, per chi lo segue marciapiede dopo marciapiede, per chi legge la critica, per chi vive di retrospettive, per chi ama il colore della fotografia, per chi, come me, non apprezza il mero intrattenimento.

Bene, il David di Donatello è un riconoscimento lieve che non merita attenzione. Troppo screditato dai suoi colleghi di Cannes, di Berlino e dalla sua connazionale Venezia.

Cos’è il David di Donatello? Agli occhi dei più una semplice occasione, un contesto, un pretesto per parlare di cinema, ed oggi il parlato vince sull’azione: poche pellicole di qualità ma tanta “critica” e tanta chiacchiera.

Ed ecco qui allora il David di Donatello, una passerella, tanti flash, tanti vestiti eleganti.

Un défilé citato esclusivamente alla sua data, un poco per criticarlo, un poco per dare agio agli egocentrismi degli addetti ai lavori, ma di vero cinema ce n’è ben poco.

Al livello delle pellicole italiane è necessario il David di Donatello per farle partecipare ad una serata di gala, fuori dalla penisola pochi sono i nostri nomi a calcare i palchi.

Una rappresentazione vergognosa.

Berlinguer (15 candidature) non è mai riuscito fuori dal nostro paese, Parthenope (15 candidature) una blanda presenza a Cannes, Vermiglio (14 candidature), di stampo forzatamente rosa, ha vinto solo nell’italiana Venezia.

Ciliegina sulla torta è L’arte della gioia che, con le sue 15 candidature, testimonia non per il cinema ma per la televisione in quanto miniserie tv. Può davvero una serie ambire a un premio pensato per il cinema? Uno scandalo.

Proprio ora che si dovrebbe preservare la natura cinematografica dall’abominio della pellicola prêt-à-porter.

Una contaminazione pericolosa.

Nel frattempo, fior fior di mediatica intorno alla premiazione.

Gli addetti si litigano le candidature mentre il pubblico rumoreggia per la presenza di film che non ha visto nemmeno col binocolo: Io e il secco, Ciao bambino, Le Déluge, Vittoria, Hey Joe, El Paraiso.

Tutti titoli entrati nella rosa dei candidati con la leggerezza dell’aria e la consistenza di un sussurro.

Ma il pubblico cosa vuole? Oltre a comporre moda e canone vuole anche innalzarsi a giudice?

Il fascino dell’anteprima, dello sconosciuto, della scoperta, vecchie glorie di una ormai anziana maniera di osservare il cinema, sostituite dalla tranquillante recensione e dalla nevrotica spocchia dello spettatore che tifa il suo piccolissimo, insignificante ed egoico film.

Dopodiché i soliti nomi, mi spiace dirlo, ma sempre i soliti e rassicuranti nomi passano in rassegna, per cui nulla di nuovo.

Mercoledì 7 maggio vedrò esclusivamente il David di Donatello, l’unico e vero, a Firenze e debbo ringraziar i Medici.

 

 

Autore

Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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