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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
New York, 1964, immaginatevi delle scale polverose, un ottavo o nono piano di un palazzo qualsiasi, scaffali con scartoffie di poco conto e tanta, tanta fretta di raggiungere la classifica.
Era la sede della piccola Pickwick Records, etichetta specializzata in brani commerciali, nella quale s’incontrarono due ragazzi ventenni.
Il primo era John Cale, un gallese trapiantato in America in contatto con la controcultura sperimentale della metropoli, trasferito in città per studiare la viola con il compositore d’avanguardia La Monte Young.
Il secondo era Lou Reed, un giovane sopravvissuto all’elettroshock, un “ragazzo disorientato” introdotto, nei suoi anni universitari, al mondo della poesia dallo scrittore Delmore Schwartz ed appassionato di blues e free jazz, ingaggiato dalla suddetta etichetta come compositore su commissione.
Con i The Primitives, gruppo messo in piedi dalla Pickwick, i due si limitavano a scrivere canzoni, nessuna hit, sfornavano dischi copiati, registravano in un appartamento. (celebre il brano “The Ostrich”)
Ma non erano piccole personalità da riuscire a comprimerle nel compitino; pertanto, si staccarono da quel passivo quotidiano per segnare la storia della musica, per creare l’impossibile.
Accomodandosi in qualche caffè, s’interrogavano sul significato di quello che facevano a New York. In quegli istanti le loro menti si sono incontrate e misero a punto una significativa intesa musicale assemblando una serie di composizioni che andranno a costituire il futuro repertorio.
Fondarono i Velvet Underground ed allo stesso tempo il punk, la new wave, il noise rock, il rock alternativo: senza perdere troppo tempo, con il loro progetto influenzarono tutta la musica successiva come pochi gruppi riuscirono. Un cult.
I Velvet Underground, nome preso dal titolo di un libro sulla sottocultura newyorkese, rappresentavano con la loro musica e con i testi di Reed le atmosfere, le strade, i personaggi, le dipendenze e le droghe, una realtà cruda e vera, angoli bui della vita che nessuno voleva svelare.
“Portare la sensibilità della letteratura nella musica rock“, Lou Reed trasferiva il suo mondo tutto intellettuale nella scrittura; le increspature di Joyce, Rimbaud, Verlaine, Plath, Poe contribuirono a dare forma all’opera dei Velvet che profetizzava la scena artistica del futuro e sanciva la scuola newyorkese, rappresentando un mondo intimo e cittadino fuggito da tutti.
Provocatoria era la loro musica, arrogante, ma anche semplicemente romantica, fintamente ingenua. La poesia parlata monotonale del cantato con la chitarra selvaggia e dissonante di Reed, il bordone monofonico della viola di Cale con la batteria africana assente di rullante (a volte suonata in piedi) della Tucker, il tutto condito dal basso/chitarra rhythm’n’blues di Morrison.
Nell’era dei gruppi rock vestiti con completi tutti uguali o come dei cowboy hippie, i Velvet indossavano un’estetica nichilista, proto-dark, fatta di smalti e giacche urbanamente sobrie, non sfoggiavano nessuna categoria, non si schieravano con nessun genere, sia musicale che sessuale.
Lou Reed (e quindi anche i Velvet) viveva come voleva, senza rendere conto a nessuno.
Una banda che, con spalle larghe, divise la storia della musica ma non scese mai a nessuna decisione, rappresentando senza forzature il suo “semplice” modo d’essere.
Ai molti il bananone, l’esperienza della Factory, l’eroina.
I Velvet son molto di più e molto più semplici, il binomio Reed-Cale lo rappresenta.
Due ventenni che unirono la loro idea di musica, istintiva, avanguardistica, intima, poetica e che sono riusciti ad uscire dall’anonimato senza pretese, senza affanno, senza camuffarsi.
Il loro primo album, nel 1967, The Velvet Underground & Nico, fu un fiasco ma fece comprendere al mondo, seppur a posteriori, cosa significa fare musica: una cantinaccia, 4 microfoni e l’audacia di giocare col mondo sia irrazionale che quotidiano con la poesia.
”Un album che ha venduto 10.000 copie, ma tutti quelli che l’hanno comprato hanno fondato una band.”
Bravi a tal punto da rendere Warhol un magnate ignorante e Nico una bella ma forzata figurina,
infatti, furono licenziati entrambi per il secondo lavoro White Light/White Heat del 1968.
I Velvet Underground un gruppo irascibile, emotivo, preda di una furia autodistruttiva.
Scritto da: Archita Giuseppe Russo
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