Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza

«Quello dei biscotti?», così mi sono sentito rispondere – ahimè fin troppe volte – quando ho parlato del Premio Campiello con qualcuno. Citando il Premio Strega, la situazione era simile: stessa intonazione, stesso concetto, eccezion fatta per il biscotto, questa volta sostituito dal liquore.
Quella presentata sopra è senz’altro una provocazione e non è vero – non lo è? – che parlando di premi letterari importanti ci si sente sempre rispondere con riferimenti a prodotti gastronomici vari. (D’altronde, chi entra in libreria non potrà farsi sfuggire le fascette che avvolgono i libri fortunati, elencati nelle varie cinquine, dozzine, eccetera). Ma l’impressione diffusa è che in Italia i premi letterari, nonostante le dirette TV, i comunicati stampa e le gaffe dei ministri non siano noti al di fuori della – ormai famosa – cerchia dei lettori forti.
Sembra, invece (ma anche qui: è solo una supposizione, una percezione messa per iscritto), che le serate di premiazione si stiano avvicinando sempre di più all’archetipo del varietà.
La letteratura è troppo pesante per essere raccontata da sola, in una serata speciale? No, l’autore dell’articolo non crede sia questa la ragione dello slittamento: sembra più un tentativo di spettacolizzare la letteratura, di avvicinare alla figura del VIP, del divo, quella dello scrittore. Insomma: sembra la promozione della nuova figura dell’intellettuale, svecchiata e più al passo coi tempi. Non è un caso che per la prima volta i look dei sei finalisti presenti alla serata di premiazione dello Strega siano stati disegnati da nomi famosi dell’alta moda, alla stregua di quanto accade in qualsiasi altra importante serata di gala. Forse il gran ciarlare che questa notizia ha scatenato ai tempi della sua diffusione risiede ancora in una concezione – puramente culturale – del letterato, dello scrittore come intellettuale altro, intellettuale vero, qualunque cosa significhi.
Ci tengo a specificare che questa riflessione, sconclusionata e sempliciotta, non si pone con tono polemico. D’altronde prende in considerazione solo i due premi comunemente ritenuti più importanti. e che, anzi, chi scrive, avendo avuto modo di saggiare in prima persona la qualità di uno dei due premi, si schiera a favore del cambiamento: cambiare approccio potrebbe riservare belle sorprese al mercato del libro e all’editoria.
Scritto da: Fabrizio Pelli
UnderPark Radio - Vieni a vedere la radio!
Commenti post (0)