Letteratura

Luigi Ghirri: il fotografo, il teorico

todayAprile 9, 2025 26

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È nata un paio di settimane fa la Fondazione Luigi Ghirri, che ha sede nella casa-studio di Roncocesi, dove il fotografo Luigi Ghirri e la moglie Paola si trasferirono negli anni ’90. La fondazione, voluta dalle Eredi Ghirri, si propone di divulgare e promuovere l’opera di quello che è stato uno dei più influenti fotografi del XX secolo.

Colgo l’occasione per parlare di Ghirri, mio conterraneo, ma non come fotografo, quanto come teorico. Già fior fiore di intellettuali come Arturo Carlo Quintavalle, Italo Zannier e Gianni Leone si sono spesi nel parlare di questo aspetto della poetica ghirriana, ovvero di Ghirri come qualcosa in più che un fotografo. Infatti, parallelamente a questa attività, Ghirri ha scritto vari saggi di teoria della fotografia – in realtà, veri capolavori di estetica.

Alberto Cucchi, fotografo e insegnante di fotografia, sempre di Reggio Emilia, anni fa mi disse che nella storia della fotografia esistono un prima e un dopo Ghirri. Non ho capito subito cosa intendesse. L’ho capito anni più tardi, approfondendo l’argomento attraverso le letture dei suoi libri e conoscendo gli altri fotografi (e intellettuali) che lo circondavano: il Nuovo Paesaggio Italiano ha rappresentato una rivoluzione nel modo di vedere, raccontare e rapportarsi con il territorio che fotografi come Ghirri, Guido Guidi, Vittore Fossati e Giovanni Chiaramonte sono riusciti a imprimere alla fotografia di reportage.

Infatti, come sosteneva Ghirri, il paesaggio italiano (o europeo in generale), al contrario del paesaggio americano, non necessitava di una narrazione, in quanto già narrato per secoli. Piuttosto, diventa importante l’idea della possibilità dell’accadere.

Nulla è nuovo nel paesaggio europeo, non c’è Niente di antico sotto il sole (titolo del volume di saggi scritti da Ghirri), e tutto viene fotografato in quanto esistente, o preesistente: insomma, nulla è da guardare, ma tutto è da vedere.

Importantissimo, dunque, il concetto di soglia, che Ghirri prende in prestito a Norberg-Scholtz, ovvero quella barriera contro cui l’individuo si scontra; una barriera apparente, davanti alla quale l’individuo dovrà arrivare a una risoluzione. Ghirri, nelle sue foto, fermandosi prima della soglia, esamina tutto il possibile che può accadere in quello spazio; da qui il concetto di luogo, ben espresso nel volume di Lezioni di fotografia (tenute all’Università del Progetto tra il 1989 e il 1990). Un luogo, per Ghirri, è lo spazio dell’accadere; è il teatro, il palco, in cui può (non) esserci vita.

In questo senso mi sembrava interessante ripercorrere l’opera di Ghirri, un fotografo che è stato in grado non solo di rivoluzionare la teoria fotografica, ma la filosofia dell’estetica più in generale. Grandi congratulazioni, quindi, alle Eredi per l’inaugurazione della Fondazione Luigi Ghirri.

 

Autore

Scritto da: Fabrizio Pelli

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