Musica

Lucio Dalla, tra gli ultimi

todayFebbraio 6, 2025 38 19

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Verza, carciofi, broccoli, pomodori e tanti, tanti fischi.

La carriera solista di Lucio Dalla inizia così, con un verdurame in faccia, il brano “Lei (non è per me)” al Cantagiro ’64 si rivela un enorme fiasco, l’etichetta RCA lo fugge, l’emiliano non ispira fiducia.

Eppure, il musicista deriva da un passato da prodigio, da infante del varietà a jazzista (clarinettista) di contrordine tra i più affermati nella scena bolognese e romana, tanto da collaborare, ancora quindicenne, con Chet Baker.

Abbandonò il jazz, a suo giudizio una bellissima musica ma eccessivamente innaturale e poco intuitiva per un pubblico medio, e continuò quindi con il beat, con sperimentazioni ritmiche, fino ad arrivare a preferire un cantautorato sui generis con investiture appunto jazzistiche (tra l’altro famosissimi i suoi gorgheggi scat).

Oltre più, inserito in un mondo musicale nel quale si monumentava la bella estetica, lui si presentava come il brutto, troppo umile, troppo poco squadrato artista, una pecora nera dalla piccola statura.

Tuttavia, squattrinato, si fece strada sgomitando con l’aiuto del suo non-manager fidato Tobia Righi e con i testi del partigiano, poeta e scrittore Roberto Roversi.

Lucio, in quegli anni, fu portatore di una lettura dell’Italia del boom economico, della perdita dei valori rurali, che definiva un genocidio culturale. Fu evocatore di quella Bologna grassa, centro della vita contadina emiliana, con i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi riti stagionali.

“Automobili”, “Mille miglia”, “Nuvolari” sono canzoni che parlano di una cultura futurista della velocità, delle infrastrutture che cambiano il paesaggio, la Fiat nei “Muri del Ventuno”, l’Odissea degli operai di “Itaca”.

Dopodiché il cambiamento che trasformò Dalla nell’artista che conosciamo tutti; si arriva alla consacrazione nel 1977 con “Come è profondo il mare”. Settimo album, ma il primo in cui scrisse sia i testi che le musiche, dando inizio alla fase cantautorale della sua carriera; scritto interamente nel suo studio alle Tremiti, durante una delle sue famose fughe in terra pugliese, diventò progressivamente d’animo meridionale e lì convertito, cristianamente, ad una religiosità primitiva d’altri tempi.

Da questo momento in poi la storia la conosciamo tutti, tra cuffiette e cori un po’ sbronzi, Lucio Dalla è cantato dalla politica e dall’ignoranza, in pochi termini un grande classico.

Un immaginario poetico ed irriverente, una musica per gli emarginati, una musica per interiorità controverse. Una qualità musicale d’avanguardia, un jazz, seppur poco studiato, di pregio portato avanti dal suo orecchio geniale da autodidatta e adattato originalmente alla canzone italiana, al cantautorato.

Autore

Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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