Editoriale

La forza della resa

todayAprile 28, 2025 38 15

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“La natura non ha fretta, eppure tutto si compie.”

(Lao Tzu)

Questa frase, tanto semplice quanto profonda, dovrebbe accompagnarci ogni giorno come un monito silenzioso.

Un’indicazione di rotta, una bussola da seguire per attraversare la modernità che ci circonda — una modernità che assomiglia sempre più al meccanismo frenetico raccontato in Tempi Moderni da Charlie Chaplin: una catena ininterrotta di gesti, in cui ogni movimento dipende da quello precedente e determina il successivo.

Un ingranaggio in cui l’essere umano pare aver dimenticato il valore della sosta, della sospensione, dell’attesa.

Siamo spinti a restare in movimento come se il fermarsi fosse un segno di resa, di esclusione, quasi un crimine contro l’ordine accelerato del nostro tempo.

L’uomo ha finito per assecondare la velocità del mondo, cercando persino di superarla. E nella società del consumo, dove ogni cosa deve essere immediatamente disponibile, dove la velocità è misura e valore, l’immobilità diventa sospetta.

Il consumismo si regge sulla mobilità perpetua: sul commercio globale, sulla rete che collega ogni cosa, sulla promessa costante di un accesso istantaneo.

Eppure, più siamo rapidi, più rischiamo di svuotarci.

Più clicchiamo, più visualizziamo, più accumuliamo, meno ci apparteniamo.

Viviamo una contraddizione insanabile: da una parte ci si richiede una crescita incessante — un’azienda che non raddoppia in trent’anni è considerata fallita — dall’altra si pretende che i giovani siano iperformati e immediatamente produttivi, schiacciandoli sotto il peso di aspettative che ne tradiscono ogni autenticità.

Forse, allora, il gesto più sovversivo e intelligente che possiamo compiere è fermarci.

Guardarsi indietro per poter guardare avanti.

Imparare che la stasi non è inerzia, ma condizione necessaria al rinnovamento.

Fermarsi per ritrovarsi.

Fermarsi per riprendersi.

Fermarsi per, come ci ricordava Einstein, cambiare il tipo di pensiero con cui leggiamo il mondo.

È nella sospensione che possiamo riconnetterci con le nostre idee più profonde, con i nostri desideri autentici, con ciò che davvero vogliamo diventare.

Fermarsi è il primo passo per essere il cambiamento che desideriamo vedere nel mondo, come insegnava Gandhi.

Non si tratta di assecondare la corrente, ma di scegliere come attraversarla.

Non di abbandonarsi alla velocità, ma di abitare il tempo con una nuova consapevolezza.

Per questo, da queste pagine, vi diciamo: fermatevi.

Prendetevi il tempo di stare.

Leggete quel libro rimasto chiuso sul comodino, guardate quel film che vi spaventa per la sua durata, cucinate il piatto che avete sempre voluto assaggiare.

Ascoltate musica. Scrivete. Fate l’amore.

Prendetevi del tempo per uscire dal tempo.

Solo così potrete tornare davvero a sentirlo. E, forse, a viverlo.

 

Autore

Scritto da: Michele Piramide

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