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Intelligenza artificiale: tra cinema e realtà

todayNovembre 26, 2024 103 4 5

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Nella storia della cinematografia l’Intelligenza Artificiale è sempre stata un elemento fondamentale del genere fantascientifico. Spesso le pellicole hanno anticipato i progressi tecnologici raggiunti negli ultimi anni. Perciò viene da chiedersi, è l’arte che imita la realtà oppure la realtà che imita l’arte? 

Il primo film in cui compare il concetto di intelligenza artificiale è ‘’Metropolis’’, film muto del 1927. Nella pellicola viene rappresentato un robot antropomorfo con le sembianze della protagonista, che infatti interpreta entrambi i personaggi. Già allora i robot e le macchine erano percepiti come entità malvagie, create per sostituirsi all’originale. E’ affascinante notare come il modello di robot che appare in questo film, vecchio di quasi cent’anni, sia molto vicino ai robot umanoidi che ad oggi sono sempre più diffusi, tanto da essere approdati anche sul mercato. Essi vengono creati per svolgere le mansioni più disparate, tuttavia il funzionamento di ognuno di essi è strettamente legato all’AI. 

Il celebre film ‘’2001: odissea nello spazio’’ diretto da Stanley Kubrick nel 1968 è ambientato in una navicella spaziale, insieme agli astronauti è presente Hal 9000, un computer intelligente programmato per aiutare l’equipaggio. Viene ritratto come una luce rossa, perciò è privo di un corpo fisico ma questo non lo rende meno pericoloso. Anche in questo caso l’AI è concepita come uno strumento utile all’uomo, ma con dei potenziali aspetti negativi. La visione di Kubrick, spaventosamente vicina alla realtà attuale, è quasi profetica, basti pensare all’assistente Alexa o ChatGPT. 

A differenza di molti registi dell’epoca che rappresentavano l’intelligenza artificiale con le sembianze di robot antropomorfi, costituiti di materiali metallici ed elettronici, quindi chiaramente distinguibili dall’essere umano, arriva nel 1978 Ridley Scott a sconvolgere questo paradigma. Nel primo film della saga ‘’Alien’’ compare per la prima volta il cyborg,  questa idea sarà sviluppata meglio nel film ‘’Blade Runner’’ uscito qualche anno più tardi. Si tratta di un robot uguale sotto ogni aspetto fisico all’uomo, costituito non solo da elementi artificiali ma anche da materia organica. Tutto questo ci riporta brutalmente all’attualità, in cui recentemente nel campo scientifico si è iniziato a parlare non più di AI ma di OI, ovvero intelligenza organoide. Le ricerche più all’avanguardia nel settore sono arrivate al punto in cui i computer vengono ibridati con cellule cerebrali umane.

Un altro film iconico per quanto riguarda il conflitto tra uomo e macchina è senz’altro Terminator. La pellicola mostra nel modo più distopico possibile i devastanti effetti derivanti dalla ribellione di Skynet, sistema di intelligenza artificiale super avanzato nonché antagonista del film. In tutti noi è insista la paura che un giorno le macchine finiranno per ribellarsi, tuttavia ci confortiamo ricordandoci che la legge principale alla quale devono obbedire è quella di non arrecare danno all’uomo, ma è realmente così?

Al giorno d’oggi viene fatto un largo uso dell’AI nel settore delle armi. E’ sempre più concreto il rischio che venga già utilizzata per rendere i droni militari in grado di individuare e colpire autonomamente bersagli coincidenti con esseri umani. A sollevare la questione è stato un rapporto dell’ONU redatto nel 2021 in merito al conflitto libico.

Particolare invece è il caso di Her, in cui l’AI non è un’entità maligna, tuttavia finisce per influenzare negativamente il benessere psicologico del protagonista a causa dell’uso improprio che ne viene fatto. Questo ci fa riflettere sulla difficoltà nel distinguere la realtà dalla finzione, resa sempre più difficile dall’intelligenza artificiale.

In generale, nella cinematografia domina l’idea secondo la quale l’intelligenza artificiale sia uno strumento pericoloso, che quasi sempre finisce per sfuggire al controllo dell’essere umano e contrapporsi ad esso. Oggi il progresso tecnologico viaggia a tutta velocità, sospinto dalle principali potenze globali impegnate in una competizione spietata per raggiungere la supremazia, strettamente legata al vantaggio tecnologico e militare. Per questi motivi la corsa all’innovazione spesso avviene senza ponderare adeguatamente i rischi derivanti dalle scoperte che si raggiungono, e senza prestare minimamente attenzione ai principi etici più basilari. Alla luce di tutto questo, non resta che domandarsi: quali saranno le conseguenze nel lungo periodo? 

Autore

Scritto da: Lavinia Sabelli

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