Editoriale

Dove finisce la libertà

todayOttobre 28, 2024 55 1 1

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Sei anni di reclusione: questa la richiesta dell’accusa avanzata dal Pm di Palermo contro il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini il 14 settembre del 2024, a due anni esatti dall’inizio del processo nei suoi confronti. Il leader della Lega è accusato di aver negato illegittimamente, nell’agosto del 2019, alla nave della ONG spagnola Open Arms di far sbarcare nel porto di Lampedusa 147 profughi soccorsi in mare.

Accusa che imputa al ministro il sequestro di persona, ovvero avere privato i profughi degli aiuti umanitari necessari e averli costretti in mare contro la loro volontà, quindi arriviamo alla privazione delle libertà per perseguire un identità politica nascosta da tutela nazionale.

La libertà, secondo Treccani, è la facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo. Dal punto di vista giuridico, per libertà si intende in linea di massima il diritto di ogni individuo di disporre liberamente della propria persona.

Esiste dunque la libertà nel 2024? Undermag se lo è chiesto.

Nello stato di diritto in cui crediamo di vivere la tutela dell’interesse del singolo è divenuto un meccanismo del sistema capitalista, un ingranaggio del consumo più che del valore umano; la certezza della nostra identità economica conta anche più del nostro patrimonio culturale individuale.

La paura inoltre è divenuta, col tempo e in maniera sempre meno evidente (quindi in qualche modo subdola), un grande mezzo di controllo del pensiero medio del cittadino; cittadino che a tutela della salute ad esempio non più di 3 anni fa ha rinunciato a diritti inalienabili a cui siamo giunti nei secoli non senza sangue ed ingiustizia.

La libertà di genere o quella di libera espressione cozzano con un sistema burocratico ed istituzionale sempre più conservatore ed evocativo di un passato recente con cui speravamo di non doverci più confrontare, ma con cui, forse, come diceva Pasolini parlando di Fascismo Dolce, non abbiamo mai davvero smesso di convivere.

Allora dobbiamo ammettere di non avere trovato una risposta; questo può essere un grande segnale di allarme per la nostra generazione che non ha mai realmente convissuto con la “ privazione“.

A sporgerci  dal burrone rischiamo la vertigine e lo sgomento ma è un puro caso che in questa latitudine si abbia ancora il privilegio di volgere lo sguardo altrove, forse ancora per poco.

 

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Scritto da: Michele Piramide

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