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Di cosa parliamo quando parliamo di cinema? Alcuni potrebbero immaginare un susseguirsi dei fotogrammi dei film che hanno fatto la storia, altri immaginano la sala, lo schermo acceso e le sue inconfondibili poltrone rosse. La meravigliosa “settima arte” è identificata, anche etimologicamente, con il luogo in cui avveniva, almeno alle origini, la fruizione del medium cinematografico. La visione di un film in sala aumenta il potenziale suggestivo grazie ad un migliore qualità delle immagini, ad un ampliamento del sonoro, al buio che pone in risalto i fotogrammi sullo schermo. Andare al cinema ci pone nella condizione in cui la semplice visione del film diventa una vera e propria esperienza collettiva, consolidata anche dall’emozione di sentire le persone vicine a noi ridere, piangere o sobbalzare. In poche parole: al cinema puoi andarci da solo, ma da solo non ti sentirai mai.
Ad oggi, con l’avvento delle piattaforme streaming, la sala cinematografica non è più l’unico riferimento per la fruizione di contenuti cinematografici. Intorno agli anni Settanta, infatti, l’esperienza dell’ “andare al cinema” era considerata un vero e proprie evento: le sale erano letteralmente “prese d’assalto” dagli spettatori durante i finesettimana, rappresentando uno dei principali luoghi di svago. Complici anche i pochi canali televisivi dell’epoca, “il cinema” era uno dei punti di riferimento sia nelle grandi città sia nei piccoli paesi. Mentre oggi ci lasciamo largamente influenzare dalle recensioni e dal passaparola, in quegli anni la scelta del film da vedere era meno influenzata dagli stimoli esterni: ci si basava sugli attori presenti nel cast o sulla visione del trailer proiettato anticipatamente.
Con l’avvento delle tv generaliste, le videoteche, la pirateria, l’affluenza nelle sale cinematografiche ha subito un forte calo: avendo la possibilità di guardare un film tranquillamente dal proprio salotto, l’accesso alla sala è diventato sempre meno indispensabile. Un fenomeno che si è ingigantito negli ultimi anni, con l’accrescimento delle piattaforme streaming che, secondo molti, rappresentano le principali “nemiche” delle sale cinematografiche. Ma è davvero così?
Le piattaforme e l’emergenza COVID hanno decisamente contribuito alla chiusura di numerosi cinema: a Roma, per esempio, negli ultimi anni ben 101 sale hanno sbarrato definitivamente le porte. Dall’altra parte, alcuni prodotti cinematografici degli ultimi anni sono stati capaci di attrarre un grandissimo numero di spettatori. Film come Barbie, Inside Out 2 o C’è ancora domani sono rimasti in programmazione per numerose settimane, hanno creato un potente engagement sui social network e sono stati anche capace di imporsi sulla scena culturale, generando numerosi dibattiti. Nonostante il moderno spettatore abbia a disposizione una vasta gamma di strumenti mediatici attraverso con cui consumare la visione di una pellicola, la bellezza della sala cinematografica e le sensazioni che è in grado di generare non smettono totalmente di attirare il pubblico. Un esempio? L’iniziativa, proposta negli ultimi anni, di riproporre al cinema alcuni classici del panorama contemporaneo (Interstellar, Shining e Pulp Fiction, per citare alcuni titoli del 2024) ha raccolto ampi consensi. L’occasione, promossa solitamente per poche giornate, di godersi la visione di un’opera tanto amata sul maxischermo si è rivelata imperdibile. Le opere proiettate al cinema vincono senza dubbio sui film proposti, invece, in televisione: le sale cinematografiche, nonostante l’innegabile crisi, sono ancora capaci di attrarre, mentre è assai più raro che uno spettatore (soprattutto molto giovane) decida di fare zapping tra i vari canali, preferendo invece affidarsi all’Internet.
Sarebbe molto comodo etichettare le piattaforme come il male, rischiando così di non vederne la complessità del sistema fruitivo di un’industria in forte mutamento. Lo streaming permette un’ampia possibilità di scelta, permettendo l’accesso a contenuti che, altrimenti, risulterebbero introvabili: MUBI, la piattaforma dedicata al cinema d’autore ,consente la visione e la conoscenza di opere di nicchia che, spesso, non trovano un posto all’interno della programmazione generalmente standardizzata del multisala.
Non possiamo prevedere i futuri sviluppi dell’industria cinematografica. Le piattaforme hanno influenzato e mutato la nostra esperienza in quanto spettatori, ma non hanno decretato, come molti potrebbero sostenere, la fine del cinema, ma finché ci saranno storie da raccontare e finché saremo ancora pronti ad emozionarci, la Settima Arte continuerà a mantenere il proprio valore.
Scritto da: Arianna Gnasso
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