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Ho paura torero. Pedro Lemebel (non ancora) a teatro.

todayAprile 25, 2025 41 77

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Dal 3 al 17 aprile il Teatro Argentina di Roma ha ospitato “Ho paura torero”, spettacolo tratto dall’intenso romanzo dello scrittore cileno Pedro Lemebel. La regia è firmata da Claudio Longhi, la trasposizione teatrale ad Alejando Tantanian, mentre dramaturg dell’operazione è Lino Guanciale, anche protagonista in scena accanto a Daniele Cavone Felicioni, Francesco Centorame, Michele Dell’Utri, Diana Manea, Mario Pirrello, Sara Putignano e Giulia Trivero.

Pedro Lemebel è stato una voce radicale e coraggiosa nella storia del Cile: queer, intellettuale e irriducibilmente critico prima contro la dittatura di Pinochet, poi contro le contraddizioni della democrazia. Con la sua scrittura tagliente e umana ha raccontato il proprio paese dal margine, da un punto di vista scomodo.

Al centro dello spettacolo c’è la fata dell’angolo, una “checca” innamorata che, per amore, si ritrova coinvolta in un attentato contro il regime. È un personaggio passionale, dolente, grottesco, sensuale e a tratti irresistibilmente comico. Lino Guanciale ne dà una resa attoriale di altissimo livello. Una performance che, se da un lato alza vertiginosamente l’asticella della qualità, dall’altro rischia di mettere in una posizione scomoda gli altri interpreti. È il caso, purtroppo, del Carlos di Francesco Centorame, militante del Fronte Patriottico Manuel Rodriguez, di cui la fata è follemente innamorata. Centorame, pur interprete solido, fatica a reggere il confronto diretto con la carica emotiva e la complessità portata in scena da Guanciale. Perfettamente riuscita è invece l’idea scenica dei personaggi di Pinochet e  sua moglie Doña Lucía: caricature grottesche che galleggiano tra le macerie del potere, incarnando una comicità macabra ed efficace.

Le scenografie sono un punto di forza: su due livelli si snodano lamiere mobili come pareti, bus, automobili e case, restituendo una Santiago cupa e dinamica. Un impianto visivo di forte impatto, che lascia intuire un budget importante da parte della produzione e un lavoro scenotecnico notevole. Lo spettacolo, però, non è privo di difetti. Su tutti, la durata: tre ore abbondanti. Un tempo difficile da sostenere anche a causa di una narrazione che, nonostante la bellezza del materiale di partenza, fatica a mantenere sempre alta l’attenzione. L’utilizzo della metanarrazione in alcuni passaggi appare superfluo e, piuttosto che arricchire, dilata ulteriormente la drammaturgia. La prima parte dello spettacolo scorre con piacere, ma nella terza ora si avverte un calo d’attenzione nel pubblico e di pathos in scena che purtroppo smorza la potenza del finale, compromettendo la tenuta emotiva complessiva.

“Ho paura torero” resta un doveroso omaggio a uno degli autori più coraggiosi della letteratura mondiale, ma forse la vera forza della pièce è ancora tutta nella scrittura di Lemebel. L’adattamento potrebbe essere più incisivo se facesse suo lo spirito critico e carico di sfida dell’autore, anche tradendo il testo, laddove necessario.

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Scritto da: Gabriele Riccardi

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