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Trisha Brown è una delle figure più influenti della danza contemporanea americana. Pioniera nel suo campo, è famosa per aver rivoluzionato la danza con il suo stile innovativo, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti per il suo lavoro, incluso il MacArthur Fellowship, una delle onorificenze più importanti in ambito artistico.

foto di Trisha Brown
Nasce ad Aberdeen (Washington) nel 1936 e matura una lunga preparazione tecnica che inizia con lo studio di varie discipline quali danza accademica, jazz, tip tap e acrobatica. Nel 1958 si laurea al Mills College di Oakland dove apprende la tecnica Graham e i metodi di Louis Horst. Studia anche la tecnica Dunham con Ruth Beckford e all’American Dance Festival si forma con José Limon e Merce Cunningham.

foto di Martha Graham, ballerina e coreografa statunitense
Negli anni Sessanta, Trisha Brown comincia ad utilizzare l’improvvisazione come metodo creativo e performativo. Si trasferisce a New York dove segue il corso di composizione coreografica di Robert Dunn, poi fonda il collettivo del Judson Dance Theater, che rappresenta l’origine della post-modern dance. Le sue prime creazioni, Trillium (1962), Lightfall (1963) e Rulegame (1964), sono ampiamente influenzate dal contesto artistico e culturale dell’avanguardia newyorchese.
Contemporaneamente si avvicina anche alle tecniche di educazione somatica, che segnano la sua ricerca sulla qualità del movimento.
Durante la sua lunga carriera, collabora con numerosi artisti visivi e musicisti, come Robert Rauschenberg e Laurie Anderson, creando performance che non si limitano solo al movimento ma includono anche elementi scenografici e sonori.
Nel 1970 fonda la Trisha Brown Dance Company, una compagnia particolarmente significativa per la danza postmoderna.

foto della Trisha Brown Dance Company
Uno degli aspetti distintivi della sua ricerca artistica è proprio l’esplorazione della gravità e della fisicità. Attraverso le sue coreografie gioca con il corpo e con lo spazio, in una sperimentazione continua. Porta in scena i suoi lavori nelle gallerie d’arte, nei teatri e anche negli spazi pubblici, dove i ballerini interagiscono con l’ambiente in modo unico.
In “Man Walking Down the Side of a Building“, i danzatori si muovono anche lungo le pareti di un edificio.
Le sue coreografie includono l’uso di ripetizioni, gesti semplici e quotidiani che abbracciano la naturalezza e la spontaneità del corpo umano. Allo stesso tempo la sua danza sfida continuamente il concetto di limite, indagando costantemente il rapporto con il mondo circostante.

foto della performance Man Walking Down the Side of a Building
Ad esempio, nella coreografia Accumulation with Talking Plus Water Motion, la danza si costruisce gradualmente, accumulando gesti ripetitivi che fanno sembrare ogni movimento più pesante, ma anche più liberatorio. Trisha Brown sfida le convenzioni di bellezza e virtuosismo tradizionali, esplorando la natura del corpo umano in movimento, che non vuole avvicinarsi a dei canoni di perfezione ma ricerca solo l’autenticità. La sua danza diventa quindi uno spazio dove il ballerino può espandersi oltre i confini fisici e la performance è come un atto di liberazione. La coreografia progressiva e ripetitiva, basata sull’accumulo di movimenti, invita anche il pubblico a riflettere sul processo creativo stesso.

foto della performance Accumulation with Talking Plus Water Motion
Trisha Brown dimostra che l’arte, come il corpo, può essere senza tempo, continuando a danzare e a creare fino agli ultimi anni della sua vita, testimoniando una verità fondamentale, ovvero che gli artisti non invecchiano mai. Non si tratta infatti di una questione anagrafica, ma di come la stessa capacità creativa sia in grado di trascendere il tempo. La creatività non muore mai proprio perché è un processo continuo, è un’energia slegata dalle fasi biologiche della vita, che si trasforma, trova nuove modalità di espressione e si nutre delle esperienze e delle sfide quotidiane.
La danza di Trisha Brown si estende al pensiero, alla riflessione e alla continua esplorazione dei confini umani, evolvendosi continuamente, e diventando quindi immortale.

foto di Trisha Brown mentre danza
Ha pubblicato "Imparare a vivere" per Homo Scrivens nel 2023, e "La voce di Euridice" per Progetto Cultura Edizioni nel 2024, recentemente proposto al Premio Strega Poesia 2025. Nel 2019 si classifica seconda al Premio Nazionale Giacomo Leopardi, in occasione del bicentenario dalla stesura dell'Infinito. È membro del Centro Culturale Leopardi di Recanati. I suoi testi sono apparsi in Italia e all'estero su giornali, blog e riviste come La Repubblica di Napoli, Bresciaoggi, Almapoesia, Anteprima Poetica, Morel, Neobar, Radura Poetica, Autores (Spagna) Periodico Giron (Cuba), nelle antologie della Vagabond Press e The Los Angeles Press (USA). Ha collaborato con il Mexican Cultural Institute di Los Angeles e partecipato a programmi radio su Radio Roma Capitale, Radio Cantù, Radio Grad, KPFK Pacifica Radio etc..., e festival nazionali e internazionali, come Culver City Book Festival, Elba Poetry Festival, Ariel Lerici Pea Giovani, Argini, Poetry Village, La poesia è giovane e tosta. Ha partecipato in giuria ai concorsi Versi d'Aprile e L'Alloro di Dante. Conduce una rassegna di presentazioni di libri presso la libreria Mangiaparole di Roma.
Scritto da: Isabella Esposito
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