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Bentrovati cari appassionati di teatro, oggi per la rubrica G&G vi condurremo in una breve panoramica sugli spettacoli che hanno fondato il genere teatrale, i classici.
Classici, perché derivanti dal termine latino ”classicus” ovvero, qualcuno su cui si possa sempre fare affidamento, un garante.
E infatti nel teatro quelle pièce definite appunto classici, sono i sempreverdi del genere, storie dalle trame e dai valori universali, attuali tanto al giorno d’oggi quanto secoli fa.
Portarli in scena serve a non dimenticare dove si fonda il teatro, da dove nasce, tuttavia delle volte queste rappresentazioni risultano anacronistiche.
Sì, perché se certi spettacoli sono ultra – generazionali per quanto riguarda le tematiche trattate, lo stesso non si può dire dello stile della messa in scena, il quale dovrebbe essere influenzato dalle esigenze espressive del pubblico contemporaneo.
Dovrebbe dunque essere arduo ritenere che per una drammaturgia che esiste da 4 secoli, possano valere ancora modalità di rappresentazione arcaiche. Tuttavia, per quanto logico, questo è un pensiero che viene spesso ignorato, e che porta alla realizzazione di prodotti teatrali con limitate varietà di forma, risultando in tal modo “scolastici” e “didascalici”. Prodotti di questo tipo rischiano forse di danneggiare l’ambiente artistico, perché inducono a pensare al teatro come a un luogo accademico, polveroso, museale, dove un contenuto tradizionale e riproposto nelle medesime modalità.
Di conseguenza, la domanda da farci sarebbe “ma davvero non esistono rappresentazioni moderne di opere classiche?“ Certo che sì, per fortuna, e oggi ve ne elencheremo alcune, per accendere i riflettori su una fetta di teatro davvero piacevole da guardare.
Partendo dai Masnadieri, testo di Schiller diretto da Michele Sinisi e rielaborato testualmente da quest’ ultimo insieme a Tommaso Emiliani, ha debuttato a Roma al teatro Basilica dall’ 11 al 28 aprile scorso prima di spostarsi al Teatro Fontana di Milano. Una realizzazione superlativa in tutti i reparti a cui noi abbiamo avuto il piacere di assistere addirittura alla prima nazionale. Uno spettacolo che resta fedele al testo originale nell’uso di un linguaggio ormai arcaico, ma che si avvale di interessanti scelte di rappresentazione molto attuali che lo rendono una vera e propria esperienza di visione. Dalla non linearità della trama, alla presenza sul palco di tutti gli attori contemporaneamente, la rottura della quarta parete da parte dei personaggi, è in assoluto uno dei progetti più interessanti e coraggiosi che abbiamo visto dal vivo. Forse proprio questo coraggio stilistico ha fruttato allo spettacolo qualche critica soprattutto a Milano, ma era sicuramente prevedibile data l’idea così ambiziosa. Comunque noi approviamo pienamente. Se cercate una ragione per vederlo immaginate un gruppo di briganti che ad un certo punto cominciano a ballare sulle note di La vida es un Carnaval oppure centinaia di lattine di birra semivuote che dal nulla si frantumano al suolo. Incredibile.
Di spettacoli innovativi come questo ce ne sono, in realtà, a centinaia, tuttavia, non tutti hanno la stessa possibilità di farsi vedere in giro. Altri girano per teatri più piccoli e scovarli può essere un colpo di fortuna, come la rappresentazione di Licia Lanera in ”Love me”: versione modernizzata della storica Medea di Euripide, andata in scena al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 24 ed il 25 gennaio. Uno spettacolo che riprende gli scritti del compianto Antonio Tarantino e ne rievoca l’importanza culturale, fondendola con l’ironia ed il sarcasmo dell’attrice/regista, che affronta la paura dello straniero e di tutto ciò che è diverso dal conosciuto. Capace sia di strappare una risata, sia di far riflettere. Graffiante.
Altre opere invece ancora devono arrivare qui a Roma, ma già gira la voce della loro qualità.
Dal sud infatti sta risalendo tutto lo stivale ”Sembra Amleto” di Ciccio Zaccaro pronto ad arrivare ad aprile. Come suggerisce il nome, riprende forse il più famoso dei testi shakesperiani in una chiave umoristica che rimarca fortemente le radici pugliesi dell’attore. Sicuramente curioso.
Infine, riteniamo sia giusto uscire anche dal nostro paese. Andate assolutamente a guardare la messa in scena di Sogno di una notte di mezza estate da parte del National Theatre di Londra. Una storia che in originale non spicca per ritmo o tematiche, si reinventa a colpi di canzoni, glitter e coreografie aeree di chiaro stampo circense. Lo si intuisce, lì il teatro è un system più rodato e ci sono davvero grandi produzioni, le quali hanno molta più libertà sulla direzione creativa dello spettacolo. Purtroppo, quest’ultimo non è mai arrivato in Italia, almeno è possibile acquistarlo e guardarlo per intero sul sito del teatro. Noi qui vi lasciamo il link al trailer.
Scritto da: Giuseppe Graziani
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