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I premi del teatro

todayGennaio 17, 2025 24 3

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Bentornati cari amici lettori, per il primo articolo di G&G del 2025.

Ne abbiamo di carne al fuoco per il nuovo anno, e volevamo iniziare riallacciandoci alla fine del 2024.

Il 16 dicembre si è tenuta al Teatro Arena del Sole di Bologna la 46a edizione dei premi UBU, gli “Oscar del teatro“, il più importante riconoscimento teatrale e di danza del nostro Paese.

Lasciamo ad altri i commenti sulla serata o sulla scelta delle premiazioni, quello che interessa a noi è fotografare il mondo dei premi teatrali, con le maggiori dinamiche che li influenzano.

È importante dunque partire da alcuni cenni storiografici. Partendo dai più famosi e conosciuti, gli UBU, furono fondati da Franco Quadri nel 1978 con la più nobile delle intenzioni, scovare quelle realtà artistiche in grado di scardinare le imposizioni disciplinari degli anni ’60 e ’70. Dopo la scomparsa del critico nel 2012, l’ “Associazione per Franco Quadri” si è preoccupata di portare avanti la ricerca delle nuove avanguardie teatrali, o almeno questi erano i presupposti.

Ma siamo sicuri ci stia realmente riuscendo?

Analizzando la totalità delle dinamiche che orbitano attorno questi premi verrebbe da chiedersi se queste intenzioni non stiano invece appassendo.

Infatti, sebbene ci sia la volontà di premiare il meglio del teatro italiano, si ha l’impressione che non sempre riesca a prendere in valutazione la totalità degli spettacoli della penisola. Questo perché la giuria che analizza i vari candidati (composta per lo più da critici), non riesce a visionarli tutti.

In Italia se vuoi vivere di teatro Milano fa al caso tuo, è anche in questo caso la capitale europea della penisola offre l’eccellenza dei palcoscenici, insieme a Genova, Torino e Bologna.

Viene da se che nonostante l’indiscussa qualità di queste rassegne, rimanga una grandissima fetta di spettacoli e produzioni che non riescono a farsi notare da chi assegna questi premi, per motivi distributivi e dunque di produzione. Al giorno d’oggi le produzioni più grandi riescono ad affrontare i costi di trasposto e di distribuzione. Le più piccole, di conseguenza, rischiano di essere tagliate fuori.

Resta così un sistema chiuso in se stesso che continua ad autoalimentarsi. Le compagnie e produzioni più importanti (diremmo quasi “istituzionali”) restano le uniche a detenere il potere economico sufficiente a produrre gli spettacoli che avranno la possibilità di essere visti su palchi prestigiosi dai critici che avranno l’occasione di apprezzare il loro lavoro, premiandolo.

Ciò non fa altro che rendere il teatro ancora più un circolo chiuso per chi non fa parte dell’ambiente e, se da una parte permette di non essere “inquinato” da chi riempie le platee in virtù del proprio seguito social, dall’altra, risulta titanica l’impresa di offrire all’avanguardia nella scena italiana una vetrina aperta ai più e alla critica in grado di offrire un riscontro costruttivo.

E sfortunatamente tutte queste situazioni sembrano riecheggiare anche per altri premi, come “Le Maschere del Teatro Italiano“, una rassegna di premi istituita nel 2002, allora definiti E.T.I che si svolgevano a Vicenza. Dal 2011 con la nomina del fondatore e regista De Fusco alla guida dello Stabile di Napoli, si spostano prima al San Carlo, per poi negli ultimi anni arrivare anche a Roma e Catania.

Sarà stata quindi una coincidenza che dall’istituzione del nuovo riconoscimento sia ampiamente salito il numero di artisti partenopei premiati? Basti pensare che nel 2018 su 13 premi, ben 9 furono assegnati ad artisti locali.

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Scritto da: Giuseppe Graziani

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