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Mesi fa in diretta nazionale e non solo è andato in onda uno dei momenti più sconcertanti nella storia della TV italiana. Appena conclusosi il Festival di Sanremo, durante la sua trasmissione “Domenica In” in diretta nazionale proprio dall’ Ariston, Mara Venier recita il comunicato inviatole dall’ amministratore delegato della Rai Roberto Sergio nel quale si affermava deciso il sostegno del Italia ad Israele nel conflitto con la Palestina .
È importante studiare come un mezzo con un così enorme potere di influenzare le masse, non sia a favore della gente, ma delle idee di quelle poche persone che si trovano al governo, e cercano di fare passare in TV solo la loro parte della storia, il loro modo di vedere le cose. A seguito dell’ incresciosa situazione di Sanremo, più volte è capitato di assistere a forme di censura o di indirizzamento di contenuti davvero troppo estreme. Di esempi ce ne sono a bizzeffe, a partire dalla cancellazione del programma “Insider” di Roberto Saviano, all’imposizione di annullare il monologo di Antonio Scurati nel programma di Serena Bortone in occasione del 25 aprile. Insomma i segnali non sono per nulla rassicuranti.
Persino da oltremanica il “Reuters Institute for the Study of Journalism” nota la preoccupante discesa e restrizione della libertà di stampa.
Uno schema sempre uguale volto a controllare capillarmente ciò che può o non può passare, e non si limita unicamente ad attenzionare ciò che si può scrivere in un giornale o dire in diretta TV.
Questo modus operandi è applicato all’ arte tutta.
Dal teatro al cinema, passando per l’architettura arrivando alle librerie ed alle biblioteche, la prassi è la medesima.
D’altronde, come riportato nel magazine online “Il Piacenza” <il governo Meloni negli ultimi anni, oltre ad aver cancellato il Bonus Cultura 18App, ha sottofinanziato il tax credit che dal 2018 ha consentito alle piccole librerie di ricevere crediti d’imposta per 20.000 euro, mentre nel 2023 ha deciso di ridurre dai 35 miliardi a 20 milioni il budget d’investimento sulla cultura>. Una mazzata per la cultura, tema a quanto pare non così vitale per lo sviluppo del paese.
Tutto questo è solo una minima parte delle limitazioni apportate in solo due anni di governo, che oltre ad essere responsabile di episodi e dinamiche già citate, non rende per nulla giustizia alla tradizione storico-artistica dello stivale.
Dai tempi del Rinascimento arrivando al secolo scorso, la penisola italica si è mostrata come officina inesauribile di talenti ed opere ( teatrali, letterarie, cinematografiche, architettoniche…) capaci di estasiare milioni di persone e di ispirarne altrettante.
Nell’ evoluzione culturale del Paese un ruolo fondamentale è giocato tutt’ oggi dalla TV e il controllo che viene apportato su tale mezzo di comunicazione è preoccupante ed inaccettabile.
La qualità ed il messaggio che la televisione trasmetteva un paio di decenni addietro, si sta perdendo; dall’ essere sinonimo di inclusione ed istruzione, la TV e la cultura dell’ arte che l’Italia ha sempre avuto, sta diventando un mero strumento di propaganda indirizzato unilateralmente e senza quel ruolo di unione che ne ha fatto una tradizione per tutti gli italiani.
Scritto da: Giuseppe Graziani
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