Recensioni

IL TEATRO CHE COINVOLGE IL PUBBLICO

todayOttobre 18, 2024 213 1 136 5

Sfondo
share close

“La cena” è uno spettacolo da vedere almeno una volta nella vita. È uno di quegli spettacoli in cui il teatro è più vivo che mai, è ciò che incarna l’essenza della rappresentazione, ed è ciò che il pubblico merita di vedere.

Nessuno ha pagato per farci dire questo, è naturalmente quello che viene da pensare assistendo all’ opera magna di Walter Manfrè, sceneggiato da Giuseppe Manfridi, ancora in scena al “Binario 30” per il 18-19-20 ottobre, apoteosi del suo “teatro della persona” stile così nominato dal critico Ugo Ronfani. Stile mostrato al pubblico ormai 30 anni fa, ma che ancora oggi, soprattutto in Europa riscuote grande successo.

Un modo di fare teatro che azzera totalmente la distanza tra pubblico e attori, integrando i primi nella scena e rendendoli testimoni/partecipi del racconto.

Infatti, entrando a teatro, il maggiordomo ( Giulio Pampiglione ) vi farà accomodare intorno ad una tavola apparecchiata di tutto punto al cui capo si trova il padrone di casa ( Andrea Tidona ) pronto a ricevere dopo 5 lunghi anni la figlia ( Chiara Condrò ) per conoscere il suo nuovo compagno (  Stefano Skalkotos ).

Da questo momento in poi, tutto ciò che succede è dettato dagli attori, il pubblico perde la percezione di essere a teatro e diventa a tutti gli effetti un partecipante, un invitato reale al ricongiungimento tanto voluto di un padre con sua figlia.

Un incontro che porterà a galla le malsane relazioni dei singoli, giocando a scavare nei lati oscuri di ciascun personaggio. Dalla malsana ossessione di controllo del padrone sulla figlia, alle insicurezze sull’amore della donna da parte del nuovo compagno, all’ incapacità della giovane di scegliere e di essere realmente soddisfatta, ognuno darà il peggio di sé, in un climax magistralmente orchestrato e rappresentato.

Dagli sguardi di chi è palesemente spiazzato dall’ imbarazzo di non essere in penombra sottopalco, alle dinamiche dei veri attori, si alimenta una tensione che non può non catturare lo spettatore, evolvendo la visione in un’ esperienza di cui sarà difficile dimenticarsi.

Un’ esperienza che va oltre la mera visione di una storia ben raccontata e di ottime interpretazioni da parte di tutti i recitanti, ma si innalza come un nuovo modo di sfamare il pubblico, uno stile che, sebbene esista da quasi trenta anni, con questa qualità ed intensità è davvero difficile scovare.

Fa strano pensare come rappresentazioni di questo livello siano molto meno pubblicizzate e raccontate rispetto ai teatri nazionali dove in un anno è davvero difficile trovare qualcosa di rilevante o innovativo.

Forse è giusto che queste chicche rimangano tesoro per pochi, a discapito del clamore della massa, e continuino ad essere fruite e diffuse da chi davvero ama il teatro, quello vero.

 

 

 

 

 

Autore

Scritto da: Giuseppe Graziani

Rate it

Commenti post (1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *