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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
Day 2
La prima serata del Festival si chiude con un bilancio che, pur senza vette altissime, regala una narrazione ordinata e priva di eccessi. Sanremo sembra riflettersi ancora una volta nello specchio di un’Italia che fatica a liberarsi dalle sue radici più statiche e conservatrici.
Emblematica, in tal senso, la presenza del Papa: un intervento pacifista che, pur veicolando un messaggio universale, finisce per assecondare la retorica di una narrazione cattolica familiare e consolidata, quasi a ribadire la staticità di un immaginario culturale che pare non voler cambiare.
Sul fronte musicale, il richiamo indiano di Jovanotti si consuma in un momento tanto fugace quanto poco incisivo, che lascia l’impressione di uno scarto narrativo mal inserito.
Più incisive, invece, le esibizioni di Giorgia, che si conferma interprete magistrale, e il ritorno di Simone Cristicchi, capace di scavare nel rapporto genitori-figli con un testo denso di poesia e delicatezza, in grado di risuonare profondamente.
I rapper Shablo & Co. introducono una ventata di freschezza, preservando intatta la loro e dimostrando che é possibile esplorare linguaggi diversi senza perdere identità.
A tenere le fila di tutto, un Carlo Conti che gestisce tempi e dinamiche con precisione chirurgica, ben affiancato da un’Antonella Clerici solida e da un Jerry Scotti che sa dosare leggerezza e mestiere.
Una prima puntata che non scuote gli schemi, ma che trova comunque una sua solidità ritmica, lasciando intravedere margini di crescita per il prosieguo del Festival.
Scritto da: Michele Piramide
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