Musica

Playback, che bello sei!

todayGennaio 16, 2025 39 9

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Vogliamo discutere riguardo l’importanza della musica dal vivo?

Scontata è la sua valenza, una verità lapalissiana, ovvia, quasi banale, ma questo, tout court, è un discorso ipocrita e molto frequentato, nei bar, nei supermercati, nelle università.

Nessuno nega la squisitezza e l’unicità del live, difatti i concerti sono affollati, eppure, non di rado, dietro al microfono non si cela la viva voce ma la sua finta e registrata controparte: il playback.

Qual sorpresa!

Ma il live? Il vostro indiscusso senso di unicità?

La rappresentazione dal vivo non può prescindere dalla tecnica interpretativa, canora e performativa, esige una verità ed originalità anche nelle sbavature, oltre che nello spettacolo.

I non cantanti Jim Morrison e Lucio Battisti, o se si vuole un esempio più contemporaneo Joe Talbot, non si inibiscono a mostrare quel che sono, coraggiosi ed autentici aldilà delle scivolate vocali (per i maestrini del canto).

Ciononostante, in tempi recenti, son usciti casi e scandali da tastiera riguardo alcuni “artisti” habitué del playback: Céline Dion durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi, Gianna Nannini e Ricchi e Poveri a Battiti Live, Travis Scott a Milano e Roma, Madonna a Copacabana, Kanye West al Forum di Milano, Mötley Crüe a Kansas City.

Probabilmente per le nuove generazioni la performance musicale e vocale live di un concerto non è più il solo giusto metro di giudizio per valutarne la validità e la forza, ma regnano lo show e il vedere di persona (e non “dal vivo”) l’artista.

Idolatria, iconografia, botox e chirurgia estetica.

Il grande sfacelo della musica di massa, canzoni in scatola, profumate biglietterie e foto a spada tratta. Un grande caos mediatico con il quale la musica di qualità non ha nulla a che fare, l’essenza vera dell’artista non naviga in queste fangose acque.

Al bando i musicisti e i cantanti cartonati, una grossa sveglia invece a quel pubblico sordo che ancora fa mero numero ai loro concerti morti, morti, morti!

Storicamente Il playback nasce col cinema muto, andrà poi col tempo ad immischiarsi col canto televisivo, in balletti nei quali all’artista era richiesto di cantare e ballare allo stesso momento (Dadaumpa delle Kessler). Dopodiché fece il suo esordio al Festival di Sanremo inizialmente per coprire una carenza di salute. Successivamente divenne, come sappiamo, abitudine per i cantanti o scelta più comoda per le produzioni televisive così da allestire un palco finto in mezz’ora (si eliminavano i vari cablaggi e soundcheck).

Divertenti sono le piccole rivolte (questa volta live) dei musicisti nei confronti del dettame playback: Vasco Rossi a Sanremo ’83, Queen Sanremo ’84, Grignani al Festivalbar ’95, Blur a Sanremo ’96.

Piccoli vezzi ma sicuramente migliori e più veri rispetto allo squallido far finta di esibirsi.

Autore

Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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