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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
Immagina di accendere la radio: ecco la solita melodia irresistibile, quel ritmo contagioso che ti rimane in testa e che canticchi senza accorgertene quando sei sovrappensiero. Questo è il pop: un’esplosione di suoni che cattura, entra nei ricordi e si trasforma nella colonna sonora delle nostre vite. Ma cos’è davvero la musica pop? Un semplice genere musicale, un prodotto commerciale, o forse un linguaggio universale capace di adattarsi e reinventarsi in ogni epoca? La risposta, come spesso accade, non è mai netta: il pop vive nel mezzo, tra l’immediatezza della melodia, la complessità della sua natura mutevole e l’esigenza propria di ogni forma d’arte di rispondere e fare proprio il sentire specifico della propria epoca.
La parola “pop” trae origine dall’inglese “popular”, che significa “popolare”. Ma questo termine non indica semplicemente qualcosa che potremmo banalmente definire “di massa” o “commerciale”, è un concetto profondo che riguarda l’emozione condivisa e la capacità straordinaria di parlare a tutti senza cadere nel semplicismo di ciò che è scontato. Nella sua straordinaria capacità di riflettere i cambiamenti del pubblico e del tempo, il pop può essere visto come un camaleonte: si adatta, si trasforma e si reinventa continuamente restando sempre al passo con l’epoca che lo genera. E così, tempo dopo tempo, il pop non passa mai di moda anzi, al contrario, diventa la massima espressione di ciò che fa tendenza.
Questo termine nasce dal rock n’ roll degli anni ’50 per identificare tutti quegli artisti, o quelle canzoni, che riuscivano a conquistare un’ampia fascia di pubblico indipendentemente dal genere o dallo stile di appartenenza. Era un’etichetta che celebrava il successo trasversale, unendo categorie di gusto diverse sotto un unico denominatore: l’immediatezza e la capacità di rendersi accessibile ad un numero sempre più ampio di ascoltatori. Elvis Presley e Chuck Berry non erano solo musicisti: erano simboli in grado di attraversare confini sociali e culturali, affascinando tanto gli appassionati quanto coloro che di musica capivano poco o nulla.
Possiamo dire che il pop si sia formalizzato come vero e proprio genere con l’avvento della globalizzazione e con la conseguente nascita di una cultura capace di affermarsi a livello mondiale. Questo è il caso di artisti come i Beatles, simbolo emblematico dei ’60, che con album iconici come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band portano il pop verso nuove dimensioni artistiche proponendo melodie non solo orecchiabili ma anche innovative e in grado di combinare raffinatezza e semplicità sonora.
Ma esempi significativi del “pop – popular”sono anche i grandi gruppi degli anni ’70 che ridefiniscono i confini del genere abbracciando anche influenze hard rock, psichedeliche o progressive. Band iconiche come i Led Zeppelin e i Pink Floyd, con il loro successo intramontabile, rappresentano infatti un perfetto esempio di come il termine “popular” possa essere interpretato in modo innovativo. Basti pensare a The Dark Side of the Moon, un capolavoro che, ancora oggi, continua a far parlare di sé, raggiungendo un pubblico globale nonostante la sua struttura concettuale. Quest’album riesce in pieno nell’impresa difficile di ampliare i confini dell’intrattenimento esplorando tematiche filosofiche e suoni sperimentali senza però perdere l’accessibilità che è propria di tutto ciò che possiamo definire pop.
Ma senz’altro non si può affrontare né comprendere che cosa sia il pop oggi senza parlare del “Re del Pop”, Michael Jackson, riconosciuto dal Guinness dei primati come il primo «artista di maggior successo di tutti i tempi» grazie in particolare a Thriller che è stato premiato come album più venduto ed ascoltato in assoluto.
È quindi con Jackson, Madonna e con Prince che la musica pop si fa a tutti gli effetti industria, grazie anche all’introduzione massiccia delle nuove tecnologie. In questo periodo una sola canzone diventa capace di rompere qualsiasi barriera, linguistica o culturale, diventando un vero e proprio evento planetario.
Ciò che quindi stupisce del pop è la capacità di inglobare tutto al suo interno: rock, funk, elettronica, hip-hop, persino la musica classica ne possono o ne hanno fatto parte. Non è tanto un genere quanto più una mentalità, una ricerca costante di qualcosa che piaccia, che rimanga nella testa e nel cuore della gente. Un punto d’incontro, d’innesto e contaminazione tra gusti e culture diversi tra loro che riesce ad abbattere barriere geografiche e culturali creando connessioni globali.
Oggi il pop è un genere autonomo a tutti gli effetti, con regole e caratteristiche proprie, ma rimane anche e soprattutto l’espressione più immediata di ciò che riflette e rappresenta i gusti collettivi.
Il pop non è solo musica: è una lente per osservare il mondo attraverso ciò che è condiviso, replicato e desiderato. Rappresenta le contraddizioni, i sogni e le paure della nostra società. Che lo si ami o lo si odi, il pop rimane fedele alla sua natura: essere la colonna sonora del proprio tempo, aperto ad ogni trasformazione e recettivo verso ogni influenza che possa ancora una volta ridefinirlo ed arricchirlo.
Scritto da: Martina Capezzuto
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