Musica

Musica, scherzo della natura

todayGennaio 23, 2025 60 16 5

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Il confronto tra musica e natura, un binomio vivo da secoli, una relazione che amoreggia tra la matematica, la filosofia, l’avanguardia.

La natura può essere rappresentata in musica?

Numerosi compositori hanno musicato il creato, il mondo, passatemi di nuovo il termine: la natura. Un processo che comincia con l’altissima musica classica.

Basti pensare alle splendide ed inflazionate Quattro stagioni di Vivaldi e la Pastorale di Beethoven.

Dopodiché l’avvento del Romanticismo, l’esplosione musicale dei poemi sinfonici di Liszt hanno dato aria al Mormorio della foresta di Wagner, a La Mer di Debussy, alla Naturlaut di Mahler, alla Sinfonia delle Alpi di Strauss.

Il grande avvento del descrittivismo musicale, la rappresentazione della natura col tentativo della descrizione, ma la Signora probabilmente è poco incastonabile dentro leggi, misure, chiavi della musica razionalissima dell’uomo. Un tentativo quindi pressoché impossibile o ingenuo, si tratta di richiami, piccole punte, vezzi, molta immaginazione riguardo alla Natura, una rappresentazione falsa, forzata, troppo romantica, troppo melodica ed innaturale.

Che sia la musica dodecafonica la soluzione?

Schönberg  partendo dall’Emancipazione della Dissonanza scriveva «In natura, i ritmi, le altezze, e i tempi sono molteplici e complessi».

Verità, pertanto come musicare!?

L’uomo è testardo, la musica si è quindi intestardita a riuscire, ad imitare la natura, malamente.

Si arriva al minimalismo, a Terry Riley con la sua The Harp of New Albion, un travolgente piano solo ispirato ad un’arpa leggendaria, abbandonata nel Nuovo Mondo: uno stregone pellerossa trovò l’arpa e la posizionò su una scogliera dove i venti giocarono su di essa creando tonalità in continua evoluzione.

Già qualcosa di più vicino, a mio gusto, rispetto al Romanticismo descrittivo.

Cambiamo direzione, non più la musica umana che tende alla natura, bensì la musica della natura che sovviene all’uomo.

La musica delle sfere, i movimenti dei corpi celesti produrrebbero armonia musicale, Pitagora fu l’iniziatore. Poi Boezio con la distinzione tra musica mundana, propria delle sfere celesti, musica humana, quale si riflette nell’interiorità umana, e musica instrumentalis, fatta dagli uomini a imitazione di quelle.

Fino ad arrivare all’esoterista Steiner tra musica fisica e musica spirituale.

Saltellano scalzi coloro che vogliono risolversi con frequenze ed armonie incensate: New Age!

La musica non arriverà mai a toccare la Natura, è troppo innaturale, razionale, distante da qualsivoglia essenza universale. La natura fugge all’islandese musica, la natura è gagliarda magnanima focosa ma la ragione è pigra.

Ahimè l’amata musica qui è sconfitta.

Nessuna rappresentazione riesce a toccare la natura mettendosi in un rapporto biunivoco con lei, neanche la scienza naturale stessa. La musica è un tentativo di rappresentarla, in un modo forse meno aderente rispetto ad altri, ma comunque interessante. Si aggiunge una prospettiva diversa a quella che è la nostra conoscenza, che passa attraverso il sentimento estetico degli esseri umani, qualcosa che è più vicina alla natura rispetto ad astrazioni complesse, e probabilmente anche più importante. Basti pensare che non tutte le popolazioni nella storia dell’umanità hanno sviluppato “scienza”, tutte invece hanno sviluppato forme di musica.

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Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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