Musica

Lucio Corsi , non il mio cantautore

todayMarzo 6, 2025 105 13 4

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Lucio Corsi, il nuovo paladino del cantautorato italiano, il vincitore senza piedistallo, la luce in mezzo alla marmaglia della canzone scritta e suonata.

Presentato ai molti con l’ultima edizione di Sanremo, è uscito dall’anonimato dopo otto anni (precedentemente una nicchia era il suo seguito) nei quali tappe importanti furono Monk, Mei Meeting, Musicultura, Premio Tenco, Sugar Music, la classica gavetta ben conosciuta dalla scena musicale indipendente poi, con intelligenza, culminata nel grande mercato.

La frase è fatta e pronunciatissima: “finalmente un vero cantautore è riuscito, finalmente!”

Ma mi spiace, personalmente non son d’accordo.

Bisogna un poco staccarsi dai propri gusti personali, parlo qui ai cantautori e a chi ascolta il genere. Lucio Corsi è certamente un cantautore, perdipiù capace ad inserirsi e a navigare con spalle larghe il Festival, colui che ha messo davanti agli occhi di tutti il genere, forse uno dei migliori della sua scena e meno banale dei suoi colleghi sempre nell’onda (a vostro giudizio, forse anche mio). Pertanto, viene pronunciato come il salvatore del cantautorato, per lo meno come il suo rappresentante alla mediatica.

Mere sentenze. La sua musica è lontana dalla novitudine, direi abbastanza grigia, troppo sicura, stagnante nella sua comfort zone, né troppo cantautorale né troppo pop: infatti rientra benissimo nel canone sanremese nel quale è il migliore tra i peggiori.

Fossi un credente del cantautorato non innalzerei Corsi a paladino; poco coraggioso per essere un audace cantautore. Piatta musica e testo lacrimoso. Non mi accontenterei del mezzo risultato. C’è di meglio, offrirei più speranza e devozione ad altri senza accontentarmi del profilo confezionato, alla mercé e quindi più comodo.

Parlando invece al grande pubblico: troppo semplice per voi giudicarlo straniante ed innovativo, voi habitué del Festival, della radio così popolare, delle playlist in scatola.

Vi sembra di aver scoperto il cantautore del decennio senza aver ascoltato una minima nota di un brano scritto e cantato. Prendetelo come passe-partout per scoprire una modalità di musica diversa, non fermatevi vi prego alla superficie.

Presumibile che vi abbia colpito il testo. “Volevo essere un duro però non sono nessuno”, “Ho anche paura del buio, se faccio a botte le prendo”, “Quanto è duro il mondo, per quelli normali”.

La grande retorica del debole, dell’accettare a priori l’insicurezza. Si proclama la propria debolezza come se questa garantisse un animo delicato e sensibile.

Il mondo ci vuole infallibili e noi tentiamo di prendere in mano la nostra vita. Chi riesce, chi no, fa parte. Alcuni son capaci ad accettarsi, altri invece mutano determinandosi. Son possibilità.

Amor fati o affermazione di sé, non lamentosa autocommiserazione.

Corsi qui si presenta docile abitatore della sua zona di comfort, facendo giustizia alla compassione di sé stessi, un pianto noioso, banale e retorico. Incosciente giovane!

Non lo salva neppure Topo Gigio, neppure la sua messa in maschera, non sarà l’estetica a salvare la sua identità poco delineata.

Lou Reed con un semplice occhiale da sole accecava la massa conforme, Bowie contornava il suo animo vivo con il miglior costume. Tra sobrietà e vera immagine sta l’artista.

Lucio Corsi un inconsistente, un carnevale inconsistente. Sufficiente ma non paladino.

Passabile.

 

 

Autore

Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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