Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza

Per Pidgin Edizioni è uscito quest’anno un libro che non mi sarei aspettato di veder pubblicato: si intitola Tranquillità assoluta, è una raccolta di racconti, e l’ha scritta Antonio Francesco Perozzi.
Per quanto mi riguarda, dopo aver letto se non tutti, almeno vari libri di Perozzi, ecco, leggerlo in questa veste – una raccolta di racconti – mi ha spiazzato. Infatti, libri passati come Lo spettro visibile, Bottom text e Soluzioni per ambienti si incasellano più facilmente nella poesia (nel caso del primo) o nelle scritture complesse. Per questo, più che un approdo alla narrativa, Tranquillità assoluta mi è parso – probabilmente sbagliando – un (quasi)esordio. Questa constatazione ha qualche importanza? No, è solo un’osservazione, che però, in questa dimensione personale, mi permette di esprimermi più liberamente rispetto a quanto ho letto in passato.
Parto col dire che i racconti di Perozzi sono abbastanza lineari nella struttura e chiari nella lingua – aspetto che rende bene l’appiattimento della periferia (spesso romana) in cui i racconti, appunto, sono ambientati. I personaggi di queste dieci storie, più delusi che disperati, sono assuefatti a questo piattume, lo vivono, per certi versi contribuiscono a mantenerlo: fanno parte di questo ecosistema fin quando, a un certo punto, non cercano di cambiare qualcosa, di uscire da questo flusso immobile. Che la vita in periferia sia in fondo qualcosa di strano, persino di folle emerge chiaramente; ecco quindi l’elemento weird, il dispositivo: persino un grande insetto che divora un amico in un grande magazzino, diventa normale. In questo senso non è la stranezza il problema, ma la normalità di queste stranezze: è una normalità avere lucciole sottopelle o strapparsi le esuvie pur essendo umani.
Detto questo, è vero e l’ho già detto: leggere il nome Antonio Francesco Perozzi sopra al titolo di una raccolta di racconti mi ha stupito. Aggiungo che, da lettore noioso (più che annoiato), ammetto di aver letto pochi libri classificabili come weird e di non essere né un esperto, né un amante del genere (anche se a oggi preferisco parlare di libri in generale, persino di scritture, piuttosto che di generi, sottogeneri e categorie). Ma un aspetto va esplicitato: questi racconti sono piccoli meccanismi perfetti – in questo Perozzi non mi stupisce, nell’architettura, nella pulizia, nella bravura nel gestire la lingua, nel non essere mai fuori luogo.
Insomma, Perozzi è un autore giovane, preparato e capace; un autore con una teoria alle spalle (e con questo non parlo di impianti teorici o conoscenze pregresse; parlo proprio di una teoria personale, un lavoro che persegue con sapienza). Un autore, in poche parole, da tenere d’occhio – facendogli, nel frattempo, tanti auguri per lo Strega Poesia, che vede il suo on land nella dozzina dei semifinalisti e che stasera spero di vedere annunciato tra i cinque finalisti.
Scritto da: Fabrizio Pelli
#recensione Antonio francesco perozzi autori giovani bottom text letteratura contemporanea letteratura italiana contemporanea lo spettro visibile marcos y marcos on land Pidgin edizioni premio strega poesia prufrock spa scritture contemporanee
UnderPark Radio - Vieni a vedere la radio!
Commenti post (0)