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Noi di UnderPark Radio siamo stati invitati ai due eventi tenutisi a Roma per la rassegna “Il Paese Delle Meraviglie” di Feltrinelli in collaborazione con l’associazione “Il Razzismo è una brutta storia”.
Dal 3 al 31 marzo in otto città italiane Feltrinelli ha organizzato incontri e dibattiti con personaggi pubblici e non, per informare e discutere riguardo la delicata, ma tristemente presente, dinamica del razzismo, declinandola in molte forme e offrendo la possibilità agli ospiti di raccontarsi, con un attivo intervento da parte del pubblico.
Un’occasione per parlare di un tema che prende piede in svariati modi, attraverso discriminazioni non legate solo al colore della pelle o al paese di appartenenza.
Noi siamo stati personalmente all’evento del 19 marzo nella libreria di Largo Torre Argentina e il 25 in quella di Via Appia Nuova.
Il primo, su grassofobia e abilismo, ha visto presenti la responsabile di Colory.it, Marianna The Influenza e la scrittrice Nagla Augelli; accomunate da un sarcasmo ed autoironia magnetiche, le due ragazze hanno attraversato percorsi diversi che le hanno condotte alla stessa decisione: raccontare le loro storie.
La prima è infatti un’influencer (anche se preferisce essere definita “la prima influenza”) e autrice di libri come “Nera con forme”, mentre la seconda è principalmente una scrittrice, uscita ultimamente con “Difettosa” (Fandango) come coautrice.
In maniera molto imparziale, il loro stile viene approfondito dalla giornalista/mediatrice di Repubblica, Maria Novella De Luca, la quale gestisce elegantemente le due relatrici, lasciando loro molto spazio per ampliare i temi e le questioni a cui più tengono.
Le esperienze delle due relatrici colpiscono, sia per le difficoltà affrontate e le discriminazioni subite, ma soprattutto per la forza e la spavalderia con cui raccontano anche le loro fragilità e paure.
Un personaggio quello di Marianna, che ha tanto da raccontare e la giusta faccia tosta per farlo, un guizzo di effervescenza in un ambiente che scade sempre negli stessi argomenti e bonarietà, ma che soprattutto grazie a lei viene affrontato di petto, senza fronzoli, mettendo in luce tanti aspetti riguardanti non solo il razzismo generico, ma l’interessante e oscuro mondo della mercificazione dei corpi.
Una sfrontatezza che non ha trovato risposta dalla conduttrice, la quale ha diretto classicamente l’incontro, senza particolari rischi o domande spigolose.
Un dibattito a metà, molto utile ad informare e sensibilizzare i presenti, grazie alla professionalità della giornalista e all’ ottima risposta delle speaker.
Proprio da questo incontro emerge un importante impegno, che noi di UnderPark teniamo a ricordare: l’8 e 9 giugno ci sarà un nuovo referendum abrogativo articolato in 5 punti, in cui si potrà anche decidere se dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta concessione della cittadinanza.
Un appuntamento fondamentale per cambiare davvero qualcosa.
Decisamente più “frizzante” è stato invece il secondo appuntamento, quello in Via Appia Nuova.
Ospiti il rapper, scrittore, ed educatore Amir Issaa e la scrittrice Emanuela Anechoum, finalista allo scorso “Premio Bancarella” con “Tangerin”.
Il dialogo è stato tenuto dalla giovanissima direttrice di “Scomodo”, Cecilia Pellizzari. E lei ha dato un altro sguardo. I due ospiti si sono aperti in un racconto che non è rimasto un semplice intervento frontale, ma è diventato una chiacchiera spontanea tra due ragazzi con vissuti molto simili, accomunati dalla voglia di parlare alle nuove generazioni.
Emanuela e Amir sono entrambi italiani di seconda generazione, ma cresciuti in contesti diversi.
La ragazza infatti non ha mai accusato la diversità di radici, cresciuta in un ambiente in cui, grazie ai genitori, si è calata completamente; mentre Amir ha vissuto la periferia, la distanza di un padre e le discriminazioni date dalle sue origini.
Un incontro decisamente toccante, culminato nella performance live di Amir. Un gran momento di condivisione e divertimento.
Un evento che ha permesso loro di raccontarsi, partendo dai loro vissuti e facendo emergere anche i lati più strazianti delle loro vite, ma scovando anche dei punti di contatto.
Entrambi infatti, non hanno mai imparato la lingua dei loro genitori. E fa sorridere, pensandoci banalmente, eppure è prova della fermezza di un genitore che sceglie di sacrificare le proprie origini, per inserire completamente il proprio figlio/a in una cultura diversa.
Una cultura, la nostra, che molto spesso non si fa problemi a discriminare.
Che sia per il colore della pelle, per la lingua o religione, per le differenze fisiche o problemi comportamentali, tutto questo avviene e accettarlo deve essere il primo passo per cambiare.
Serve farlo per noi, ma soprattutto per il futuro che tutti noi e i nostri figli vivremo, per vivere in un paese in cui queste discriminazioni non esistano più. Anche se sembra impossibile, e probabilmente lo è, questi eventi permettono di avvicinare soprattutto i più giovani a tematiche di questo tipo.
Un lavoro tutt’altro da sottovalutare, riuscito ad ottenere in tutta Italia grande risposta da parte del pubblico e che ci si augura possa continuare ad evolversi in maniera organica, quale segnale di uno sviluppo sociale di cui abbiamo decisamente bisogno.
Scritto da: Giuseppe Graziani
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