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Ada Oda, oltre la Fine.

todayMarzo 20, 2025 36 7

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Il gruppo è sciolto, il tour è cancellato, ma il disco è uscito postumo ugualmente.

Nell’immaginario comune, riguardo la carriera musicale, non si conoscono le venature realistiche dietro ad un progetto artistico. Accade, dietro alle copertine degli album, dietro all’uscita dei singoli, che il gruppo si sciolga per problematiche, interne al pubblico, non note.

Gli Ada Oda, complesso alternative belga, precisamente di Bruxelles, pubblicano il 21 febbraio scorso il loro ultimo album “Pelle d’oca”, davvero il loro ultimo album, dopo aver calcato per quattro anni i palchi d’Europa, dopo aver già rilasciato nel 2022 “Un amore debole”, lavoro che gli permise una fama internazionale, un tour europeo ed un’esperienza americana.

Victoria Barracato ha abbandonato il progetto un mese prima dell’uscita del lavoro.

Gli Ada Oda, un gruppo che ce l’aveva fatta ad uscire dal pesante anonimato dell’underground, una band che cantava audacemente in lingua italiana, una sonorità nuda, tagliente, decadente che accompagnava testi secchi, spigolosi ma teneri: nella loro ingenuità linguistica più particolari e veritieri di tanti altri testi italiani scritti in Italia. Smacco a tutta quella scena post-punk penisolana che scrive ancora in inglese: probabilmente gli Ada Oda han fatto comprendere che anche l’italiano può assumere quella metrica e quella prosodia “internazionale”.

La cantante Victoria Barracato e César Laloux fondarono il gruppo nel 2020 dopo essersi incontrati su Tinder, date le origini palermitane di lei, decisero di tradurre i testi in italiano, una sfida originale che ha avuto ragione. Una storpiatura della nostra lingua, eppur bella, a demolire gli assiomi cementificati nei quali i cantanti “laureati” si muovono sparuti.

In ogni caso esperimento riuscito, son stati capaci di entrare nel cuore anche degli italiani, la musica e i testi degli Ada Oda sono credibili, funzionano.

“Pelle d’oca” è un album variopinto e multiforme, ordinato sottoforma di cd dall’occhio attento della Tempesta Dischi; mantiene quella vena anarchica, urlata, litigiosa (Immobile, In piazza) del primo album, ma si tinge di afflizione, di nostalgia (Settembre): toccante il brano Ho amato tutto che va a chiudere l’album, un pezzo che racconta, a voce rotta, il termine di una relazione, con garbo, con essenzialità.

Quest’ultimo lavoro incarna un paradosso che ha vissuto la band in prima persona: il passaggio dall’emozione di un album di debutto, che li ha catapultati su importanti palcoscenici, e il punto di partenza più intimo della loro musica: loro stessi, le loro sensazioni, le loro paure.

Forse la paura di un amore impossibile.

“Pelle d’oca” una malinconica eredità.

 

 

Autore

Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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