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Il 28 febbraio 2025, nello studio ovale della Casa Bianca, si è tenuta una conferenza stampa sfociata in un’accesa discussione tra Zelensky, Trump e il suo vice Vance. Al termine della quale al presidente ucraino e la sua delegazione è stato chiesto di andarsene.
Ripercorriamo brevemente gli eventi che hanno portato a questo episodio.
L’attuale presidente degli Stati Uniti, già durante la campagna elettorale, dichiara la sua intenzione di attuare un cambio netto di posizione nei confronti della guerra in Ucraina.
L’inversione di tendenza si è tradotta in un’apertura nei confronti della Russia. Lo dimostra l’incontro avvenuto 18 febbraio 2025 a Riyadh tra delegati russi e statunitensi, riunitisi per discutere l’inizio dei negoziati. L’avvenimento ha suscitato reazioni di sdegno da parte di Unione Europea e Ucraina, escluse da questo principio di attuazione per futuri colloqui di una pace che appare sempre più ”imposta‘’.
Durante i colloqui Mosca ha messo in discussione la legittimità stessa del presidente ucraino, dal momento che il suo mandato è giunto al termine, ma a causa della situazione in cui versa il paese non si sono potute svolgere nuove elezioni.
Nelle interviste successive anche Trump ha ventilato questi dubbi, screditando Zelensky e arrivando a chiamarlo ‘’dittatore’’.
Il suo cambio di atteggiamento nei confronti del presidente ucraino non si limita a queste affermazioni.
La leadership americana, infatti, ha lasciato intendere che non è più disposta a fornire aiuto militare incondizionato all’Ucraina, vincolando il suo sostegno a un accordo minerario. Una prima bozza dell’accordo avrebbe concesso agli Stati Uniti il controllo del 50% delle terre rare e materiali strategici di cui dispone in paese (Titanio, litio, gas naturale) comportando un guadagno stimato di 500 miliardi. Zelensky ha espresso la sua contrarietà, giudicandolo poco equo.
Il 28 febbraio 2025 Trump ha ricevuto Zelensky per firmare l’accordo, che tuttavia è saltato. La conferenza stampa che ha seguito queste trattative fallimentari è sfociata in una disputa, avvenuta davanti le telecamere
L’evento rappresenta una rottura con la precedente linea politica estera di Washington, anche nel modo in cui è stato gestito l’incontro diplomatico. Trump ha adottato un atteggiamento assertivo, trasmettendo la sua superiorità attraverso un linguaggio e un tono forte, al fine di piegare la volontà del suo interlocutore. Questo grave e anormale episodio fa riflettere sulla deriva sempre più aggressiva con cui Trump sta conducendo la sua amministrazione.
Piccola nota linguistica a cura del Caporedattore :
L’incontro tra Zelensky e Trump segna una svolta epocale nel linguaggio politico americano. Trump, infatti, abbandona la retorica diplomatica per adottare una comunicazione schietta e priva di filtri, tipica dell’imprenditore che avanza con determinazione nel mercato globale.
Questo registro, intriso di patriottismo e velate minacce economiche, svela una visione del potere fondata sulla forza e sull’affermazione personale. Mai prima d’ora un presidente statunitense aveva scelto di spogliarsi della maschera diplomatica per indossare quella del self-made man, incarnando così una deriva retorica che riflette un pensiero pragmatico e, al tempo stesso, inquietante.
Il linguaggio è “estensione di pensiero“, e il nuovo linguaggio-trumpiano non può che destare preoccupazione per il futuro degli equilibri globali.

Studentessa al primo anno di magistrale in ''Relazioni internazionali e sicurezza globale'' presso La Sapienza. Appassionata di spettacolo, letteratura, politica e attualità.
Scritto da: Lavinia Sabelli
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