Cinema

Nuovi attori, vecchi volti

todayMarzo 11, 2025 119 328 4

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E’ uno sguardo carico di sensualità e sofferenza, a tratti inconfondibile, quello che ci restituisce Elodie nel trailer del film “Gioco pericoloso” di Lucio Pellegrini, thriller che debutterà nelle sale italiane il 13 marzo e che vede la celebre cantante nuovamente di fronte alla cinepresa, dopo l’esperienza in “Ti mangio il cuore” di Pippo Mezzapesa nel 2022. Elodie sembra voler aggiungere una nuova pagina alla storia della sua carriera, nonostante la sua partecipazione abbia già infiammato, positivamente o negativamente, gli animi dell’Internet. Non è la prima volta, e sicuramente non sarà l’ultima, che l’industria cinematografica sceglie di accogliere nomi celebri dello spettacolo, senza alcuna formazione attoriale alle spalle.

Tra i nomi ricordiamo David Bowie-straniante ed enigmatico come solo il Duca Bianco riusciva ad essere- ne “L’uomo che cadde sulla terra” di Nicolas Roeg del 1976, ruolo che segnerà l’inizio della sua proficua carriera attoriale. Cher che, parallelamente ad essere una delle voci più divine del mondo dello spettacolo, ha calcato numerosi set cinematografici (come possiamo dimenticarla, indomita e passionale in “Moonstruck”, con cui si aggiudicò l’Oscar nel 1988) ed ovviamente l’unico e solo Elvis The Pelvis il quale seppe, sotto l’influenza determinante del suo carismatico manager Tom Parker, sfruttare il mezzo cinematografico per accrescere il culto maniacale attorno all’iconicità magnetica ed intramontabile della sua figura. La storia di questa “contaminazione” inarrestabile del panorama cinematografico giunge con successo fino ai nostri giorni: un esempio è rappresentato da Harry Styles che dai palchi platinati di tutto il mondo vola direttamente tra le braccia di Christopher Nolan, ottenendo una piccola parte in “Dunkirk” nel 2017, per poi approdare nell’Universo Marvel.

Non sono solo i celebri volti del panorama discografico a piegarsi al fascino magnetico della macchina da presa, ma anche presentatori, modelle (Monica Bellucci, l’ex reginetta Miriam Leone) ed ovviamente i content creator più conosciuti al grande pubblico (alcuni lettori ricorderanno “Game Therapy” con protagonisti Favij e Leonardo Decarli, seguitissimi dalla community di Youtube Italia).

Pare, osservando la storia, che coloro che riescono a superare, attraverso qualsiasi mezzo, i dorati cancelli del mondo dello spettacolo, bramino ad un certo punto della loro carriera il desiderio di confrontarsi con la cinepresa: forse per spogliarsi di un’identità già confezionata per i riflettori o, forse, per rafforzare ancora di più l’iconicità che trasuda dal loro riflesso. E l’industria cinematografica li accoglie, li corteggia, nutre i loro desideri e, al tempo stesso, si riempie le tasche, sapendo già che un nome noto attirerà un gran numero di spettatori nelle sale cinematografiche.

Non è solo il meccanismo dell’empatia ad innescarsi, per cui lo spettatore si sente quasi “rassicurato” nel vedere sul maxischermo un volto conosciuto, ma s’annida anche una strana forma di morbosa curiosità nel fruitore comune, già  pronto a demolire la performance attoriale, ad ergersi come un paladino inascoltato contro le ingiuste macchinazione dell’industria cinematografica. E allora, la nostra Elodie non dovrà essere solo soddisfacente, ma superlativa, indimenticabile, dovrà convincersi d’aver meritato la parte, d’essersi prosciugata l’anima per quel ruolo, dovrà farci dimenticare di essere Elodie, riprodurre quell’effetto di meraviglia collettiva che avvolse la performance di  Lady Gaga in “A Star is Born.”

Ci domandiamo, allora, se l’infiocchettata di elogi che alcune delle performance hanno collezionato (molti hanno ricevuto nomination ai premi più prestigiosi) non siano una conseguenza dell’effetto sorpresa che colpisce noi spettatori-già frementi dall’impulso di criticare, più che di un autentico merito attoriale. Una volta svanito l’unanime consenso per il ruolo “A Star is born”, Lady Gaga, come un’ attrice qualunque, si è ritrovata a fronteggiare aspre critiche per le prove attoriali in House of Gucci e Joker: Folie a Deux. (ve ne  abbiamo parlato qui).

A prescindere dalle logiche economiche e dal diritto, assolutamente comprensibile, delle celebrità di volersi mettere in gioco, la preponderante frequenza della pratica svilisce l’atto recitativo, costituendo una narrazione in cui la recitazione è un dono naturale, un’arte spontanea che non ha bisogno di tecnicismi o, ancora peggio, s’instaura l’idea “pronunciare qualche parole di fronte alla macchina da presa” non richieda chissà quale grande studio. La professione dell’attore  e la sua credibilità ne emergono indebolite, mentre si solidifica, invece, un universo cinematografico costellato da sorrisi che spiccano su copertine patinate e da nomi stellari già familiari al nostro orecchio. L’Attore diventa sinonimo di celebrità, di fama, di paghe esorbitanti e sfilate sui red carpet a discapito del proprio talento e della capacità di emozionare il proprio pubblico.

Il mondo dello spettacolo sembra avvolgersi sempre su sé stesso, attraverso un riciclo costante delle stesse presenze, mentre coloro che ancora non possono accedere sono costretti ad osservare dal basso quest’Olimpo di divinità già plasmate dal successo.

E gli altri attori?

Ancora sconosciuti, attendono ai marini del sistema, probabilmente inseriti in qualche film a basso budget per cui percepiranno una misera paga, nascosti tra le quinte polverose di teatri poco noti, costretti a regalare soldi alle Accademie, a spendere intere giornate per partecipare a costosissimi workshop, rigidamente  in fila ai provini sperando che qualcuno dica finalmente di sì. Attendono, pazientemente, che gli scintillanti cancelli di quella spietata ed ammaliante “city of stars” che è il mondo dello spettacolo possano spalancarsi un giorno-quando arriverà la giusta occasione- anche per loro.

 

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Scritto da: Arianna Gnasso

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