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M.E.G. A. -Make Europe Great Again ,
Riecheggia in maniera ossessiva sui social e nei discorsi della destra europea. È la versione continentale del Maga trumpiano, lo slogan che pochi giorni fa è stato ufficialmente depositato presso i tribunali americani, generando polemiche e perfino l’arresto in diretta di un ex-giocatore della NFL che vi si opponeva.
Assurdo se si pensa al Mega come unità di grandezza sinonimo di ampiezza smisurata, velocità. Una parola docile e di uso comune nella società figlia dell’ Internet e dell’accelerazione che sembra travolgere ogni cosa. Eppure, dietro questa spinta in avanti si cela un paradosso: chi invoca il Make Europe Great Again non guarda al futuro, ma al passato. E a un passato preciso.
Elon Musk, padrone dello stesso Twitter (ora X) che qualche anno fa bannava il presidente uscente Trump dopo “L’assalto di Capitol Hill” , ha fatto di MEGA un vessillo politico, un acronimo ripetuto come un mantra per spingere una certa idea d’Europa. Un’Europa che si fa forte di governi autoritari, che legittima movimenti reazionari e sostiene leader come Giorgia Meloni, che non nascondono il loro disprezzo per l’intellettuale come figura di opposizione.
La storia pesa su questa frase. Il ritorno alla grandezza richiama inevitabilmente le epoche in cui la destra dominante soffocava il dissenso e la libertà di stampa era un miraggio. E allora viene da chiedersi: questa accelerazione verso il passato è il contrario del progresso? Non è l’ennesima distorsione di una narrazione che si autoalimenta per giustificare un potere sempre più chiuso e accentrato?
Già in passato gli aneliti al progresso, alla conquista, come ci ricorda MEGA, sono stati le fondamenta di movimenti di dissoluzione della libertà; sembra che la storia si sia inceppata, che la nostra corsa si sia fermata di fronte a un bivio che non avevamo previsto: invece di progredire, torniamo indietro. Ben al di sotto dell’eterno ritorno di Nietzsche, ma con un rigurgito reazionario che ci riporta a tempi bui.
Non è concesso il contraddittorio. Chi si oppone viene delegittimato, ridicolizzato, silenziato. Lo vediamo in Italia, con il caso-Scurati, con gli attacchi sistematici a Saviano, con il tentativo costante di smantellare il pensiero critico.
Il Novecento aveva trovato negli intellettuali un baluardo di resistenza, una voce fuori dal coro. Oggi quella voce viene soffocata, spesso con il consenso di chi dovrebbe difenderla.
Da quando Pasolini è morto (é stato orribilmente assassinato) su quella spiaggia a Ostia, chi ha avuto davvero il coraggio di opporsi realmente al sistema?
E allora la nostra domanda è questa:
Verso cosa stiamo accelerando? Siamo davvero sicuri che questo ritorno non sia già avvenuto? Che le ombre che ci circondano non siano solo i primi segnali di qualcosa di più grande, più cupo, più definitivo?
Scritto da: Michele Piramide
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