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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
La musica è un linguaggio universale, ma il suo significato cambia a seconda dell’individuo che ascolta. E’ proprio la dicotomia tra l’esperienza collettiva e allo stesso tempo soggettiva che rappresenta la musica ad aver ispirato questa rubrica. Ogni mese la redazione non si limiterà a consigliare dei brani, ma approfondirà anche il legame emotivo che unisce chi scrive alla canzone selezionata.
”Five years” è il brano di apertura del celebre album pubblicato nel 1972 da David Bowie, intitolato ‘’The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars’’. La melodia e il testo trasmettono fin dall’inizio un forte senso di irrequietezza derivante da una catastrofe imminente che colpirà la terra tra 5 anni. La canzone ci immerge in un luogo caotico e affollato, in cui avvengono gesti irrazionali da parte delle persone prese dallo sconforto. Questo brano è stato la colonna sonora del periodo in cui sono andata via di casa, la confusione appena descritta caratterizza la città in cui mi sono trasferita. Bowie capisce quello che provo: ‘’I never thought I’d need so many people’’. E’ proprio in questo momento che mi nota nella folla, si riferisce a me dicendo ‘’I think I saw you (…) don’t think You knew you were in this song.’’ Grazie all’apertura di un dialogo diretto con l’ascoltatore non è difficile identificarsi nella canzone, eppure, sembra che stia parlando proprio con me. Da questo momento il ritmo del brano cresce e la sua voce diventa sempre più disperata e malinconica. Parla della voglia di tornare dalle persone che amiamo, mentre il ritornello, ripetuto in maniera convulsa e incessante, ricorda costantemente che il tempo scorre e rimangono solo 5 anni. In questo arco di tempo devo concretizzare i miei obiettivi, pensai quando ho ascoltato la canzone.
Lavinia Sabelli
La prima volta che ho ascoltato “Till Forever Falls Apart”, il malinconico duetto di FINNEAS ed
Ashe, mi sono sentita avvolta in un vortice di nostalgia e dolcezza. Le voci dei due cantanti si
intrecciano in perfetta armonia, creando una ballad intensa ed emozionante. Il brano ha il sapore di
un giuramento d’amore eterno e riflette sulla profondità delle connessioni umane, che sembrano
indistruttibili e che possono cambiare la nostra visione del mondo. Mentre si ripromettono di amarsi
per sempre, aggiunge una consapevolezza dolceamara: non è detto che l’amore non possa finire,
e che quel ”forever” così facile da pronunciare non possa scontrarsi con l’inevitabilità del tempo.
Con le sue delicate sonorità folk-pop, ”Till Forever Falls Apart” è un invito ad abbandonarsi
all’amore senza lasciarsi scoraggiare dalla paura della possibile conclusione. Le connessioni
intime che creiamo non sono mai inutili, il tempo dell’amore non è mai sprecato, anche se il
sentimento o la relazione non durano per sempre.
Oh, ”I had the best time falling into love” (Oh, ho vissuto i momenti migliori innamorandomi)
La frase racchiude il significato profondo del brano. L’amore, in ogni sua forma, arricchisce la
nostra esistenza e il nostro tempo, e l’uso che facciamo del tempo è l’unica cosa che possiamo
davvero controllare. Nel videoclip, FINNEAS e Ashe danzano insieme in un paesaggio desertico: si
avvicinano, si afferrano, si abbandonano l’uno tra le braccia dell’altro. I loro corpi si abbandonano
completamente, come a ricordarci che l’amore è prima di tutto una promessa di fiducia. L’amore è
una danza e, per quanto possa essere incerta e mutevole, non ha senso ballare da soli per paura
che, un giorno, la musica possa spegnersi.
Arianna Gnasso
Dall’album del 2016 “L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti” il brano “Dafne sa contare” di Murubutu. Abbiamo un vero e proprio racconto (“rapconto”, così come l’autore ha definito le sue canzoni), all’interno del quale Murubutu traccia un parallelismo tra una giovane ragazza costretta in sposa e la Dafne di Ovidio, costretta a fuggire da un amore imposto.
”Dafne sei grande” dice il padre ”il tuo destino è scritto”
Come tua madre e tante altre onorerai un diktat
La tradizione, il rispetto, il giudizio
Sposerai qua un paesano più vecchio e più ricco” (Lei zitta)
Seppure non più presenti nella cultura occidentale, i matrimoni combinati sono parte integrante di
moltissimi popoli. Ma non è tutto qui, l’autore riesce a cogliere e a rappresentare a pieno un livello ben più profondo della questione: questo fenomeno è causato da quei costrutti culturali che senza una buona dose di pensiero critico sono in grado di costruire vere e proprie gabbie, e cosa fondamentale, sono presenti in ogni tempo e in ogni dove.
Dafne è in catene e “sa che ha una scelta sola”, vede un solo modo per sfuggire alla schiavitù: il gesto più estremo. Qui stoicamente rappresentato come via per raggiungere la libertà.
”Sale in terrazzo, guarda giù in basso
Muove di un passo, Dafne non guarda
Dafne sa contare, conta: due, tre, quattro
Dafne non c’è più, si è trasformata in aria.”
Così come la Dafne classica anche per la protagonista di questa storia la metamorfosi è compiuta.
Gabriele Riccardi
Culodritto di Francesco Guccini
Da ragazzino, spesso ero convinto di aver ragione; allora, dopo un litigio, mi alzavo da tavola senza gridare ma guardando malamente chi mi circondava, e me ne andavo in camera mia, lasciandomi alle spalle la scena. Anni dopo, ascoltando il testo di questa canzone ho dato un nome a questo rituale: andarsene culodritto, e ho sorriso.
Fabrizio pelli
“Via con me” è una delle canzoni più celebri di Paolo Conte.
Cantautore, pianista e compositore italiano, Paolo Conte nasce ad Asti il 6 gennaio 1937. Intraprende la carriera musicale negli anni ’60, mentre lavora come avvocato. Inizialmente si dedica alla musica come autore di canzoni per altri artisti, poi diventa interprete delle sue stesse composizioni. Il suo stile è caratterizzato dalle sonorità del jazz, della chanson francese e della musica popolare italiana, con una voce unica e inconfondibile. Il debutto come cantante risale al 1974 con l’album “Paolo Conte”, ma è l’album “Aguaplano” del 1987 a condurlo al successo internazionale. In “Paris milonga” del 1981 è inclusa anche la canzone “Via con me”. Il testo racconta una storia di fuga, di amore e di libertà, l’invito a lasciare dietro di sé la quotidianità e le convenzioni, abbandonare le difficoltà della vita per abbracciare un sentimento spontaneo e autentico. La voce calda e profonda di Paolo Conte mescola ironia, sensualità e malinconia.
“Via via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri”. L’atmosfera è fortemente evocativa, quasi magica, dai toni oscuri. Il riferimento ai fiori azzurri infatti rimanda immediatamente a Novalis, poeta tedesco di fine Settecento che, insieme al circolo di Jena, dà vita alla corrente del Romanticismo. Novalis elabora in poesia l’Idealismo magico, mutuato dall’idealismo di Fichte; afferma che “Il poeta comprende la natura meglio che lo scienziato”. L’Io pensante, secondo Novalis, è capace di creare infinitamente il mondo attraverso l’arte, come per opera di un incantesimo. Il fiore azzurro, nella simbologia romantica, rappresenta il desiderio, l’amore e lo sforzo metafisico di accostarsi all’infinito e all’irraggiungibile.
Andando avanti nel testo, colmo di figure retoriche quali metafore, onomatopee, sinestesie, troviamo questo verso folgorante: “Entra in questo amore buio, non perderti per niente al mondo lo spettacolo d’arte varia di uno innamorato di te”.
Ci abbandoniamo al ritmo incalzante, a queste parole che hanno l’odore della poesia sognata e vissuta, delle sigarette spente a poco a poco nel chiaro di luna. Questa canzone rappresenta la resistenza dell’arte e degli artisti che non si piegano al mainstream, all’autotune, alle logiche del mercato, ma credono ancora nel potere della creatività e della bellezza, nella ricerca artistica fatta di fatica e sacrifici, e tanto, tantissimo studio alle spalle.
Isabella Esposito

Studentessa al primo anno di magistrale in ''Relazioni internazionali e sicurezza globale'' presso La Sapienza. Appassionata di spettacolo, letteratura, politica e attualità.
Scritto da: Lavinia Sabelli
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