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IL MONDO ATTRAVERSO KUBRICK

todayFebbraio 18, 2025 19

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“Chi è il regista più importante degli ultimi 40 anni?

Non il più bravo, quale regista ha destato una curiosità così morbosa da diventare il più importante? 

Stanley Kubrick. ”

The Young Pope

 

Kubrick è una figura quasi divina nel cinema, capace di appassionare tanto gli addetti ai lavori quanto il pubblico generalista.

Ma cosa lo ha reso tanto carismatico ed influente?

Riprendendo la citazione iniziale, il Pontefice interpretato da Jude Law continua: “cosa hanno in comune le più grandi personalità artistiche? Nessuna di loro si lascia fotografare“.

Non pensiamo che il suo essere schivo ed introverso sia la sola causa di tanto clamore, ma la dedizione con cui curava ogni particolare da imprimere sulla pellicola.

Kubrick non amava rilasciare dichiarazioni, per intuire cosa gli passasse per la testa è obbligatorio analizzare le sue opere cinematografiche, quali testamenti di un uomo che prima di diventare immortale nel cinema, è stato una mente brillante, un pensatore, capace di impressionare e di far riflettere attraverso le immagini.

Immagini che da sempre rappresentano la forma con cui esprimersi, da quando il padre a 13 anni gli regala la sua prima macchina fotografica, Kubrick trova nella fotografia il linguaggio attraverso il quale raccontare le sue storie. Ci gioca, le stravolge, sperimenta, è alla ricerca dell’inquadratura perfetta, non solo esteticamente, ma narrativamente. Le sue immagini, le sue inquadrature, spesso riescono a far capire cosa succederà senza l’uso dei dialoghi; le sequenze prolisse, estenuanti, sono un’ estensione di narrazione.

Basti pensare ad una particolare sequenza di “2001:Odissea nello spazio“, l’ evoluzione della civiltà umana rappresentata da un osso che lentamente sbiadisce fino a riprendere forma come base spaziale.

Inoltre, la cura delle inquadrature e gli sviluppi che porta in prima persona lo rendono già un innovatore di questo campo. Lui è uno dei primi ad adoperare per le riprese di Barry Lyndon dei particolari tipi di lenti Zeiss, adoperate dalla NASA, per ottenere la giusta illuminazione sul set. Inoltre i suoi primissimi piani, come quello di Nicole Kidman in “Eyes wide shut” ove il soggetto viene ripreso dal basso mentre gli occhi guardano verso l’alto, vengono denominati “Kubrick stare”.

Il progresso umano, è un topos della sua carriera, è una ricerca quasi antropologica in cui prova a identificare i dilemmi della società, come il rapporto con l’intelligenza artificiale sempre in “2001”, o l’innata predisposizione alla violenza e alla guerra, (vedasi Arancia Meccanica e Dr Stranamore/ Full Metal Jacket.)

Il suo fine : Mettere in bella vista le debolezze dell’ uomo, di mostrarne le reali motivazioni e contraddizioni, rendendolo spaventoso e allo stesso tempo ingenuo.

La predisposizione ad indagare la condizione umana deriva dall’interesse scolastico alla recente filosofia di Nietzsche, del quale rielabora i concetti.

Un eterno ritorno che imprime nella nostra iride con le sue pellicole .

Questa chiave potrebbe aiutare a decifrare alcune dei suoi lavori più enigmatici: l’indecifrabile finale di “2001” potrebbe essere visto come l’apice del processo d’ evoluzione dell’essere umano, pronto per iniziare in un’altra forma.

É proprio “essere eccessivamente complesso ed ermetico”, é una necessità narrativa ed esplicativa nel regista .

Kubrick non raccontava con le parole, ma attraverso immagini, musica e montaggio.

Il meticoloso studio dietro ognuno di questi campi gli ha permesso di realizzare tra le pellicole più rivoluzionarie della storia del cinema.

Se “2001” è già stato citato abbastanza, Arancia Meccanica è la sintesi perfetta tra estetica e concetto.

La denuncia di una società che condanna la violenza solo quando non viene “autorizzata” dallo Stato, l’uomo che perde la possibilità di decidere tra bene e male, tutte riflessioni care a Kubrick, esternate da riprese di efferata violenza o di eccesso sessuale, accompagnate da edificanti e angeliche arie e sinfonie di matrice classica, come la n9 di Beethoven, la preferita del protagonista del film, Alex.

Lo scopo è quello di generare disagio in chi guarda, proprio come quello del protagonista quando scopre di non poter più praticare quella violenza scellerata che tanto lo realizzava.

I suoni, le risate, i montaggi per contrasto, immedesimano lo spettatore in un vortice di smarrimento e sofferenza che fa perdere la retta via, non sapendo più riconoscere il giusto dallo sbagliato.

Riuscire a spiegare chiaramente ciò che davvero volesse raccontare, risulta un’operazione mastodontica, soprattutto relazionandola all’analisi di ogni suo film, in tutte le sue componenti. Altre grandi opere come la commedia nera Il Dr Stranamore o Full metal jacket rientrano tra i capolavori universali della settima arte, capaci di intrattenere e di portare al grande pubblico un forte messaggio di denuncia.

In entrambe le pellicole l’uomo da il peggio di sè, nel primo scatena una guerra nucleare per un motivo insulso, mentre nel secondo la totale assenza di dignità dei conflitti armati. Mai temi banali praticamente, sempre organizzati da una cura a 360 gradi di tutti gli aspetti tecnici.

Kubrick stesso affermò di aver svolto i suoi migliori lavori sui set in cui poteva coordinare ed indicare tutte le maestranze. E non sempre gli fu possibile.

Proprio per questa sua ossessione nei dettagli, in 40 anni di carriera realizzò appena 13 film, fino al 1999, anno della sua scomparsa.

La sua passione, unita alla sconfinata cultura, gli hanno permesso di lasciarci profonde riflessioni e considerazioni sulla società in cui viviamo..

Tutto quello che si può fare, oltre a rendere omaggio al suo lascito cinematografico, è continuare ad analizzare le sue opere, per comprenderne l’importanza non solo artistica, ma sociale, che lo rendono una delle personalità più influenti della storia contemporanea.

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Scritto da: Giuseppe Graziani

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