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“Hai visto Stranger Things? La Casa di Carta? E Bridgerton?”
Nel 2025, se qualcuno ci dice di non guardare serie tv, ci domandiamo seriamente quale sia il suo problema. Al giorno d’oggi, infatti, le serie TV sono diventate il nostro pane quotidiano, dando forma all’immaginario culturale della società contemporanea. La percezione delle serie tv è rapidamente mutata nel corso del decennio: se in precedenza erano considerate una forma d’intrattenimento di minor valore rispetto al cinema, ad oggi invece l’universo seriale si pone sullo stesso livello del mondo cinematografico in termini di qualità e cura.
La pratica del binge watching riflette il dinamismo di informazioni ed immagini che caratterizza la società contemporanea: ingurgitiamo prodotti televisivi, saltiamo da un episodio all’altro, sfogliamo i cataloghi alla ricerca dell’ultima novità. Netflix, Amazon Prime Video, Now TV detengono il potere sull’immaginario contemporaneo…ma come siamo arrivati a questo punto? Siamo sicuri che il binge watching ci permetta di godere davvero dei prodotti che vediamo? Riavvolgiamo il nastro, e facciamo un passo indietro.
Prima dell’avvento delle piattaforme, la serie tv veniva trasmessa settimanalmente, le stagioni erano molto più lunghe e la visione ricopriva un arco temporale di vari mesi. L’attesa settimanale aumentava il coinvolgimento dello spettatore e la curiosità di scoprire cosa sarebbe successo nell’episodio successivo. Una singola serie TV poteva diventare parte integrante della quotidianità. Pensiamo a fenomeni globali come Lost o Game of Thrones che, per anni, hanno suscitato un grandissimo coinvolgimento: ogni episodio veniva settimanalmente analizzato alla ricerca di indizi, dando vita a dibattiti e teorie. Oggi le serie tv che raggiungono una grande visibilità godono di un forte hype soltanto per pochi mesi dopo la loro uscita, prima di essere sostituite da un nuovo prodotto. E di quelle che abbiamo divorato in pochi giorni finiamo per ricordarcene soltanto con l’annuncio di una nuova stagione, talvolta faticando a ricordare nel dettaglio tutto ciò che era avvenuto in precedenza.
Il vibrante dinamismo dell’industria seriale si riflette soprattutto nella sceneggiatura. Mentre in passato la forza del prodotto seriale risiedeva nella capacità di ogni singolo episodio di incollare lo spettatore allo schermo per 40/50 minuti, oggi prevale la necessità di convincere il pubblico a guardare dieci episodi di fila nel minor tempo possibile. Le stagioni sono più brevi, il ritmo è molto più veloce e i numerosi cliffangher sono divenuti un obbligo per invogliare lo spettatore a passare all’episodio successivo. I prodotti che potremmo definire “pre-Netflix” presentavano una scrittura maggiormente dilatata: vi erano storylines in cui i protagonisti elaboravano piani complicatissimi che poi si rivelavano fallimentari, scene lunghissime incentrate sul rapporto tra due personaggi, per non menzionare interi episodi filler, completamente distaccati o inutili all’avanzamento della trama principale.
Oggi queste scelte narrative sarebbero ritenute fallimentari e dispersive, ma in realtà contribuivano ad approfondire maggiormente la psicologia dei personaggi e l’universo in cui si muovevano. Con questo, chi scrive non vuole certo affermare che la sceneggiatura seriale contemporanea sia superficiale, ma è innegabile negare che le serie tv siano profondamente cambiate. Questo perché siamo cambiati noi come spettatori e i medium culturali su cui facciamo affidamento. Attraverso il binge watching, il desiderio dello spettatore di “saperne di più” viene appagato immediatamente, portando ad una gratificazione che, però, è solo apparente. Nell’attesa, il desiderio si rafforza: ma se ogni nostro bisogno può essere soddisfatto all’istante, rischiamo di perdere la capacità di desiderare intensamente. Siamo diventati spettatori più passivi? Forse sì.
Le storie che ormai ingurgitiamo senza sosta, non sono altro che il riflesso della nostra fame insaziabile di stimoli costanti. Nella visione, come nella vita, il binge watching è sintomo di una vera e propria “binge-life”: tutto si muove più velocemente, il tempo dell’azione si sostituisce al tempo dell’introspezione. E la noia è diventata un crimine.
Scritto da: Arianna Gnasso
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