Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza

“Signore e Signori, benvenuti al Casinò di Sanremo per un’eccezionale serata organizzata dalla Rai, una serata della canzone con l’orchestra di Cinico Angelini”.
Con queste parole il 29 gennaio 1951 si apre il primo festival della canzone italiana a Sanremo, condotto da Nunzio Filogamo. Di questa prima edizione non si conserva quasi traccia sui quotidiani dell’epoca, che al massimo liquidano la notizia con un piccolo trafiletto. I cantanti in gara sono solamente tre, che eseguono tutte le venti canzoni selezionate. La televisione ancora non c’è, a trasmettere l’evento è la radio ed è proprio il pubblico radiofonico a decretarne il successo, con una grande partecipazione di ascolti.
Da quel giorno sono passati 74 anni e Sanremo è stato lo specchio del mutamento sociale dell’Italia, un manifesto della sua evoluzione ed inquietudine.
Il Festival nasceva come placebo per un Italia stanca, logora e in qualche modo divisa nella sua ritrovata unità; fino alla prima metà degli anni 60 Sanremo ha incarnato la necessità di leggerezza di una Nazione che si stava ricostruendo e stava vivendo il Boom Economico.
Claudio Villa, Domenico Modugno, Gigliola Cinquetti ( che vince l’Eurofestival del 64, per essere bissata poi dai soli Maneskin) sono il simbolo di una leggerezza che si fa intensa, profonda e che scruta il tumulto.
Arriva infatti il primo testo rock con Giorgio Gaber(1961) sul palco dell’Ariston, è un Italia che scruta nel mondo e si lascia attraversare da sentimenti nuovi : sono gli anni delle rivolte studentesche e della ricerca di libertà, lo specchio tiene ma si intravedono delle crepe.
Va in frantumi negli anni ’70, con le polemiche sulla censura del 1973 e l’assenza dalle frequenze radio nel 1978 ; sono gli anni di Piombo, della violenza e Sanremo si sgretola tra il frastuono delle bombe e della paura.
Gli anni ’80 il pop italiano riacquisisce credibilità e ritrova centralità nelle radio e sul piccolo schermo, sulla falsariga del grande successo riscosso dalle star internazionali e dei gruppi stranieri. Nascono le Nuove Proposte, si consacra il mito di Mia Martini.
Ma è negli anni 90 che il Festival assume la fisionomia a cui siamo abituati. La nascita dell’Auditel e l’avvento della tv commerciale, portano la Rai ad intensificare la macchina organizzativa del Festival di Sanremo, al punto da trasformarlo in un vero e proprio evento dell’anno per tutto il decennio degli anni ’90.
Sanremo ha scelto un volto e lo mantiene, si plasma sul nostro materiale umano e ne rappresenta le più vulnerabili essenze e anche nel disinteresse generale dei primi anni del 21esimo secolo, è uno spartiacque: la scarsa qualità è figlia dell’apoteosi della rincorsa al Truman Show , con l’avvento del Grande Fratello e di Amici, il cerchio si chiude.
La società del consumo ha vinto su tutto, su tutti. Mostrarci al mondo per come il mondo vuole che noi siamo; ricostruire la nostra immagine riflessa, fuggire il nostro stesso sguardo per non fermarci, perché forse sarebbe troppo doloroso e ritroveremo sotto la tela il vero dipinto di Dorian Gray.
Allora ci riconosciamo solo quando siamo messi in scena, noi siamo i burattini in cerca dei fili, e quando ci scattiamo l’ultimo selfie non ci resta che sorridere; perché?
Perché Sanremo è Sanremo!
Scritto da: Michele Piramide
UnderPark Radio - Vieni a vedere la radio!
Commenti post (0)