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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza

Un incendio devastante in California. Le fiamme hanno divorato foreste, case, vite. Ciò che rimane è cenere, polvere, terra brulla. Come un’araba fenice, la natura sembra voler riconquistare ciò che le è stato strappato con violenza. Ma non è una rinascita, è una vendetta. E non è solo la California: l’uragano Milton ha spazzato via città intere con la furia di chi non vuole più essere ignorato. Come lo tsunami, come le tempeste che sempre più spesso devastano un pianeta che sembra ribellarsi al suo peggior nemico: l’essere umano.
Ci chiediamo se tutto questo sia naturale. Se queste tragedie non siano altro che l’apocalisse annunciata, una punizione per aver distrutto, sfruttato, avvelenato ogni angolo del mondo. Ma la realtà è più semplice e, al contempo, più crudele: non esiste vendetta, non esiste giustizia, solo un equilibrio spezzato da chi si illudeva di poter dominare la natura senza pagarne il prezzo.
Nel 2020 ci siamo fermati per un virus. Il mondo intero paralizzato da una pandemia, un nemico invisibile che ci ha fatto temere per la nostra sopravvivenza. Eppure, non abbiamo mai davvero riflettuto su cosa significhi essere il vero virus del pianeta. Abbiamo distrutto foreste per costruire fabbriche, alimentiamo la nostra fede nell’energia “pulita” bruciando carbone e petrolio. Abbiamo reso il continente africano, il più ricco di risorse naturali, povero e affamato. Abbiamo permesso che si morisse di fame nel 2025, che la medicina fosse un lusso, che il progresso fosse merce di scambio.
E ora che la natura risponde con uragani, incendi, siccità e innalzamenti del mare, ci sorprendiamo. Ci chiediamo perché. Ci indigniamo, ma non cambiamo. Perché l’uomo non ha paura di nulla, neanche di sé stesso.
Non siamo in guerra contro un nemico. Siamo in guerra contro il pianeta che ci ospita, contro la natura che ci ha dato la vita. E come ogni guerra, anche questa non conosce il concetto di giustizia. Le nostre montagne di fili elettrici, i nostri grattacieli di cemento, le nostre illusioni di progresso sono armi con cui ci scaviamo la fossa.
La consapevolezza che non esiste un Giusto in questa battaglia. Che non esiste un futuro se continuiamo a credere che il mondo ci appartenga. Forse non siamo pronti ad ammettere che l’apocalisse non è qualcosa che arriverà domani. L’apocalisse è oggi. E l’abbiamo costruita, pezzo dopo pezzo, con le nostre mani.
Scritto da: Michele Piramide
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