Editoriale

Le ombre del caso Raimo

todayNovembre 11, 2024 38

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Il 7 novembre scorso il professore e scrittore Christian Raimo è stato sospeso dall’insegnamento per tre mesi, con dimezzamento dello stipendio. L’accusa: aver offeso pubblicamente il Ministro dell’istruzione Valditara. A sospendere il professore è stato l’Ufficio Scolastico Regionale.

Il discorso, pronunciato da Raimo alla festa nazionale di AVS, nel contesto di un dibattito pubblico sulla scuola, presenta effettivamente alcuni termini di non celata durezza (per esempio: “lurido”, “cialtrone”, “repressivo” e “pericoloso”). In aggiunta, altre affermazioni del professore sono state recepite come minacciose (per esempio: “Valditara è un bersaglio da colpire come si colpisce la Morte Nera di Star Wars” e “bisogna fare una manifestazione non per la scuola, ma proprio contro Valditara”).

Lo stesso 7 novembre, sul quotidiano Il Foglio, un articolo intitolato “La giusta sanzione a Raimo per le parole contro Valditara”, a cura della redazione, difende la scelta dell’Ufficio Scolastico Regionale, inscrivendo le affermazioni di Raimo nell’ambito dell’hate speech e inneggiando a una disparità di misure nel giudicare queste affermazioni e quelle di Vannacci.

Tentando di fare chiarezza – e anche un po’ di sana polemica – chi scrive questo articolo pone due questioni.

La prima riguarda la definizione di hate speech: questo è definito come un discorso pubblico che esprima odio e inviti alla violenza verso una persona o un gruppo di persone, sulla base di orientamento sessuale, razza e religione. Alcune affermazioni di Raimo (“lurido”, “cialtrone”) possono effettivamente risultare offensive, non c’è dubbio su questo, ma ciò che spaventa è che anche “repressivo” e “pericoloso” vengano inscritte nell’area dell’offesa, minimizzandole – o ingigantendole. Insomma, sembra proprio che l’intenzione sia proprio quella di sviare l’attenzione dal vero problema, ovvero che “repressivo” e “pericoloso” non sono affermazioni offensive, ma, secondo chi scrive, restano invece nell’ambito del dibattito politico – con tono polemico, fastidioso, ma pur sempre nell’ambito politico. Quella di Raimo, in questi termini, pare molto più vicina a un’opinione che a un’offesa diretta, come hanno fatto notare i suoi studenti, tramite uno striscione che recita “Tre mesi di sospensione per un’opinione“. Il rischio risiede nell’apparente risignificazione di una determinata terminologia: le parole di Raimo, etichettate come partigianerie e sfacciataggine, sono in realtà un richiamo di attenzione al pericolo; parole, per altro, importanti anche considerando la recente approvazione del DDL Sicurezza alla Camera.

La seconda considerazione riguarda invece l’accusa di incitazione alla violenza. Raimo non è nuovo ad accuse del genere. Ma chi scrive si domanda se si tratti di una vera incitazione. Ancora una volta, serve una distinzione: sicuramente affermare che “Valditara è un bersaglio da colpire come si colpisce la Morte Nera di Star Wars” può passare come affermazione minacciosa, nonostante sia chiaramente un riferimento che strizza l’occhio a una certa cultura nerd, che va ad assumere un significato ben diverso da quello che gli è stato attribuito pubblicamente. Ma l’idea che una manifestazione contro un ministro (ovvero, contro le scelte e le azioni di un ministro) possa essere considerata incitazione alla violenza, in un paese come l’Italia dove le manifestazioni politiche e lo sciopero dovrebbero essere diritto costituzionale, ecco, pare una prospettiva pericolosa. D’altronde, un tentativo di minare il diritto a manifestare è presente nel DDL Sicurezza di cui sopra.

Per concludere, tira un’aria di repressione: sì, uso questa parola, e la sanzione al professor Raimo suona proprio come un’intimidazione. E sembra che il tentativo di questo governo sia di far passare le cose per quello che non sono; di risignificare certe terminologie, operazione che si vede bene negli aggiramenti perifrastici del DDL Sicurezza, ma anche nello scandalo che vede protagonista Raimo.

Solidarietà al professore.

Autore

Scritto da: Fabrizio Pelli

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