Letteratura

I due fratelli Corrado Costa

todayOttobre 16, 2024 22

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Corrado Costa sono due fratelli – inizia presentandosi così, nella sua autobiografia, Corrado Costa, segnalando da subito la dicotomia che l’ha caratterizzato per tutta la vita: l’essere poeta e l’essere avvocato. Costa, che ha preso parte al Gruppo ’63 e che, al suo scioglimento nel 1969, ha fondato insieme a Giulia Niccolai, Adriano Spatola e altri la Repubblica dei Poeti al Mulino di Bazzano; Costa, dicevo, è stato autore prolificissimo e dispersivo. Fra i suoi libri più importanti ci sono Pseudobaudelaire (All’insegna del pesce d’oro, 1964), Le nostre posizioni (Geiger, 1972), The complete films (Red Hill Press, 1983), ma anche La sadisfazione letteraria (Cooperativa scrittori, 1976) e Inferno provvisorio (Feltrinelli, 1970). A questi si aggiunge un’enorme produzione su rivista e su libri collettivi, libri d’artista, vignettistica e opere visuali.

L’opera costiana, ripubblicata quasi completamente da Argo Libri, diciamolo, fa ridere: l’ironia e l’impostazione barzellettistica di molti dei suoi testi gli hanno garantito incursioni non da poco nel performativo. E se Pseudobaudelaire (dal forte carattere politico) era un libro ancora legato a una certa tradizione lirica, i successivi se ne staccano completamente e cominciano a gettare le basi per le sperimentazioni degli anni a venire – comprese le avanguardie contemporanee.

Ma Costa, oltre che poeta sperimentale, ha avuto un’importanza storica di non poco conto: nel gennaio 1980, per i tipi di Feltrinelli, esce Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli; venti giorni dopo la polizia ritira il libro dalle librerie e, nel 1981, l’autore viene sottoposto a un processo per oscenità e vilipendio della religione. Tondelli viene assolto con formula piena. A difenderlo, l’avvocato Corrado Costa. L’arringa (sostengono i presenti): un capolavoro. Non si può non sorridere pensando che sia stata per lui l’occasione buona di parlare di letteratura in aula; unire per una volta le due vite, i due fratelli. E a Reggio Emilia, città dove han vissuto Tondelli e Costa, ancora si racconta di come l’avvocato, in casi disperati o per questioni di principio, non pretendesse alcuna retribuzione.

Costa sta venendo riscoperto, pian piano e grazie allo sforzo di persone e studiosi che ne promuovono l’opera. Pian piano, appunto: come ha detto il poeta, “io non faccio niente, ma lo faccio lentamente”.

 

Autore

Scritto da: Fabrizio Pelli

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