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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
C’è qualcosa di profondamente italiano e allo stesso tempo radicalmente anomalo in Davide Toffolo. Non solo voce e penna dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ma figura trasversale che da anni abita, scavalca e unisce territori artistici diversi. Fumettista e musicista, performer e narratore, Toffolo è uno di quegli artisti che non si possono leggere con una lente sola. O meglio, la sua forza è proprio nel moltiplicare le lenti, nell’intrecciare visioni.
L’anima musicale che porta in scena con i TARM è quella di un indie rock nervoso, riflessivo, pieno di tensione emotiva ma anche di leggerezza lucida, capace di parlare dell’adolescenza, della morte, delle maschere che indossiamo, del tempo che scorre, senza mai perdere il contatto con l’umanità quotidiana. C’è una strana forma di poesia che passa attraverso quei testi: un’osservazione disallineata della realtà, un modo di abitarla di lato, con pudore, ironia e profondità. Anche quando i ritmi sono incalzanti, la riflessione rimane sospesa, quasi ontologica, mai retorica.
Ma Toffolo non si è mai limitato al palco. Da anni porta avanti una parallela, e altrettanto significativa, carriera come fumettista. Tra i suoi lavori più noti c’è Il re bianco, un racconto autobiografico e visionario al tempo stesso, Graphic Novel is Dead, una dichiarazione d’amore (e di crisi) verso il linguaggio che ha contribuito a sdoganare in Italia, e il racconto Cinque allegri ragazzi morti, che dà anche le radici visive all’universo della band. Le sue tavole sono riconoscibili, cariche di segno, spesso espressione diretta di un’urgenza narrativa, capaci di toccare corde intime.
È ospite fisso di festival come il Salone del Libro di Torino o il Comic-Con, dove rappresenta non solo se stesso, ma un’idea di artista ibrido, impossibile da definire in un’unica parola.
Parlarne oggi ha senso proprio per questo: perché in un tempo in cui si tende a incasellare, a scegliere un’etichetta e viverci dentro, Davide Toffolo è la prova che l’identità può essere molteplice, sfaccettata, mutevole. La sua esistenza artistica è un esempio limpido di sinestesia: musica e disegno, voce e inchiostro, si contaminano, si rafforzano, si inseguono. E questo non è un caso isolato. Sono tanti gli artisti che hanno scelto di non limitarsi a una forma. Ci sono scrittori che suonano, cantautori che dipingono, poeti che fanno cinema. Eppure Toffolo ha fatto di questa mescolanza la sua cifra stilistica, la sua forma di resistenza.
Ci piace raccontare storie come la sua perché ci ricordano che non si deve per forza restare fermi alla prima immagine. Che un musicista può essere anche un autore, un illustratore, un narratore. Che la realtà è troppo variegata per essere osservata da un solo punto di vista. E allora il nostro invito è questo: continuare a esplorare.
Lasciarsi incuriosire. Cercare nel rumore una voce, e dentro un disegno una canzone. Entrare in sintonia con quei percorsi artistici che non cercano mai la comodità del genere, ma l’urgenza della verità. E imparare, grazie a voci come quella di Toffolo, a vedere il mondo con occhi nuovi.
Scritto da: Michele Piramide
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