Editoriale

Il referendum nell’oblio

todayMaggio 26, 2025 64 3

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L’8 e il 9 giugno si vota per un referendum composto da cinque quesiti: quattro riguardano l’abolizione di alcune norme sul diritto del lavoro, uno propone di ridurre il tempo minimo di residenza per ottenere la cittadinanza italiana.

I primi tre quesiti referendari vertono sulla riforma del lavoro attuata dal governo Renzi nel 2014 denominata ‘’Jobs Act’’.

1.Primo quesito: contratto a tutele crescenti 

Il Jobs Act restrinse le ipotesi di riassunzione del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo. Al posto della reintegrazione, in molti casi, viene concesso un risarcimento economico  che aumenta in base tempo in cui il dipendente ha lavorato presso l’azienda. In ogni caso, nelle aziende di grandi dimensioni, ovvero con più di 15 dipendenti, l’indennizzo non può superare i 36 mesi. La norma, andando a depotenziare le tutele a favore del lavoratore, è stata contestata sia a livello nazionale che europeo per la sua incostituzionalità. 

  • Se voti sì: cancelli questa norma, i lavoratori hanno diritto a essere riassunti dall’azienda in ogni caso di licenziamento illegittimo
  • Se voti no: rimane tutto così 

2. Secondo quesito: indennità di licenziamento

Solo nelle piccole aziende con meno di 15 dipendenti il risarcimento economico in questione è pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio e con un limite massimo di 6 mensilità.

  • Se voti sì: Il tetto massimo di 6 mesi viene abolito, sarà un giudice a stabilire per quanti mesi il dipendente può percepire l’indennizzo valutando caso per caso
  • Se voti no: Rimane tutto così, il dipendente potrà ricevere un indennizzo solo per 6 mesi, anche se lavora lì da anni

3. Terzo quesito: causali dei contratti a tempo determinato

Grazie al Jobs Act, quando un datore di lavoro decide di assumere un dipendente a tempo determinato, non deve specificare la motivazione per la quale sta scegliendo questo tipo di contratto, a meno che la durata del rapporto di lavoro non superi i 12 mesi. 

A cosa serve la causale? 

Anche questo è uno strumento a tutela del lavoratore. Quando il datore assume un dipendente con contratto a tempo determinato, lo fa sulla base di alcune ragioni specificate dalla legge. Ad esempio: la sua azienda sta lavorando tanto in quel periodo? Assumerà per ‘’incremento temporaneo dell’attività lavorativa’’. Se questa causale non viene rispettata oppure è illegittima, il lavoratore può rivolgersi a un tribunale ed essere tutelato. 

  • Se voti sì: Rendi più difficile per le aziende abusare del contratto a tempo determinato
  • Se voti no: l’azienda è libera di assumere dipendenti a tempo determinato, senza specificare perché. Così facendo dopo 12 mesi può lasciare scadere il contratto al dipendente e invece di rinnovarlo assumerne un altro, alimentando la precarietà

4. Quarto quesito: responsabilità degli infortuni sul lavoro 

Nel 2024 sono stati denunciati 1090 morti sul lavoro, 589 mila infortuni e 73.922 patologie di origine professionale. Secondo una sentenza della cassazione penale, emanata nel 2019, in caso di subappalto, la responsabilità della violazione delle norme riguardanti la sicurezza sul lavoro, è imputabile esclusivamente al titolare dell’impresa subappaltatrice.

  • Se voti sì: i lavoratori in subappalto, in caso di incidenti sul lavoro, possono chiedere il risarcimento anche all’impresa che ha commissionato l’opera. Estendendo la responsabilità alle aziende che ricorrono al subappalto, è probabile che ci sia una maggiore attenzione alla sicurezza sul lavoro.
  • Se voti no: i lavoratori possono rivolgersi solo alla ditta subappaltatrice 

5. Quinto quesito: Dimezzamento dei tempi per richiedere la cittadinanza 

La legge n°91 del 1992 innalzò il periodo di tempo minimo di residenza continuativa nel nostro paese per gli stranieri maggiorenni, affinché possano fare richiesta di cittadinanza da 5 a 10. Il quinto quesito propone di riportarlo a 5. L’eventuale accorciamento lascerebbe invariati i requisiti per ottenere la cittadinanza: conoscenza della lingua italiana, possesso negli ultimi anni di un impiego e un reddito stabile, assenza di precedenti penali, aver pagato le tasse e non rappresentare una minaccia per la sicurezza italiana.

  • Se voti sì: i tempi per richiedere la cittadinanza si accorciano a 5 anni
  • Se voti no: rimangono a 10 anni 

Di questo referendum si è parlato poco: il dibattito pubblico è stato quasi inesistente, oscurato anche da esponenti del governo e dalla stessa RAI. A questo si aggiunge l’indifferenza di molti cittadini. Vanno riconosciuti i limiti dei quesiti referendari i quali, anche se approvati, non risolveranno i problemi strutturali del settore occupazionale. Nonostante ciò, i temi affrontati riguardano tutti gli italiani in prima persona, perciò nasce spontanea una domanda: che futuro può avere una società che si disinteressa totalmente del lavoro, e non si impegna a renderlo più stabile, giusto e sicuro?

Autore

Scritto da: Lavinia Sabelli

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