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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
“Se vuoi fare rap devi praticare anche freestyle”, la frase della vecchia scuola, il mantra di chi si divideva tra dischi e battaglie di rime durante l’età dell’oro dell’hip hop italiano, nel quale si è forgiato ed evoluto il rap. Si parla di nomi storici, quali Neffa, Tormento, Danno, Esa, Fabri Fibra e via continuando. Coloro che affiancavano la composizione di album all’esperienza del freestyle.
Incominciarono quindi le prime manifestazioni ed occasioni “ufficiali”, o meglio mediatiche, per dare sfogo e mostrare la propria tecnica improvvisativa attraverso le rime: Mortal Kombat, 2theBeat.
Vi consiglio, riprendendo il tema, il documentario Numero Zero – alle origini del rap italiano che propone una visione larga ed esplicativa del fenomeno Hip Hop, quando il rap era inserito ed amalgamato ad altre sfere “popolari” come il writing, la breakdance, il disc-jockey, e sopra a tutte il freestyle.
L’ampio agone delle rime, tuttavia, pian piano andò indebolendosi, divenendo progressivamente allontanato o preso poco in considerazione da chi si definiva rapper.
Un peccato, poiché il freestyle è sì una battaglia, ma principalmente un esercizio di stile, devoto ad affinare la scrittura, la metrica, il flow della maniera di rap-pare su disco, su incisione.
Negli ultimi anni sono riaffiorati alcuni eventi freestyle che hanno dato nuova linfa alla materia, il rinnovato 2theBeat accompagnato dai nuovi Tecniche Perfette, MTV Spit, Red Bull Frista, Mic Tyson, Fight Club Tournament; competizioni, a livello nazionale, ossigenanti i nuovi freestyler della scena, trampolini di lancio per chi si vuol metter in mostra, per chi si vuole far spazio.
Tuttavia, frequentemente questi confronti, a stile libero, rischiano la canonicità, la banalità dell’insulto, di una certa maniera di esprimersi, l’omologazione degli argomenti, la trattazione infima della sessualità, l’attacco (dovuto) poco incisivo poiché inflazionato.
Nella grande scena di freestyler contemporanei, che giudicherete voi, io affermerò un nuovo nome.
Riprenderò la poetica di una nostra trasmissione radiofonica intitolata Escursioni su rotaia, proporre artisti non emergenti ma d’emergenza, e segnalo al mio collega Fuzco, nonché speaker della nostra radio, un nuovo nome:
Trepuntiinterrogativi, chiamato in sede freestyle ? ¿?.
Partecipò a due edizioni del Fight Club Tournament arrivando sempre alle finali nazionali, non con poco clamore poiché le sue trattazioni erano fuori l’ordinario, il suo vocabolario troppo diverso ed astruso per il classico freestyler, il suo atteggiamento troppo fuori lega. Un bagliore, breve, un taglio della scena, un’entrata ed un’uscita lampo. Nessuno più lo vede calcare quei palchi rimati seppur calpestati con forte onore poiché ad altro si è impegnato.
Uno dei pochissimi originali in una scena piatta ed inflazionata.
Segnalo una sua battle con Debbit nel 2019.
Scritto da: Archita Giuseppe Russo
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