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Murubutu live: lezioni di stile e pensiero

todayAprile 6, 2025 83 21 5

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Il concerto è fermo. Il pubblico è sospeso. Un imprevisto: il piatto del batterista è rotto e va sostituito.  Ma invece di un silenzio imbarazzato, accade l’imprevisto più potente: Murubutu si avvicina al pubblico e inizia a performare a cappella. Un extrabeat. Poi un altro.

Nel giro pochi minuti, chi è presente si ritrova travolto dalla tecnica e dalla capacità di un MC con oltre trent’anni di esperienza musicale. Nessuna base, nessun filtro: solo parole, ritmo e padronanza assoluta. Un artista che deve molto alla cultura Hip-hop, e che, da essa, è riuscito a declinare una sua personalissima forma di cantautorato rap, dimostrando che anche l’hip-hop può essere cultura alta.

(Ascolta “L’armata delle tecniche” e “Diogene di Sinope e la scuola cinica” per capirne davvero la portata.)

Siamo a Roma, al Largo Venue, per la tappa del tour dedicato all’ottavo album di Murubutu, “La vita segreta delle città”. Un disco che esplora il tema delle città da molteplici prospettive, senza perdere lo stile inconfondibile del cantante, ispirato a letteratura, poesia, filosofia e storia.

La scaletta non tradisce la sua evoluzione: spazio ai brani più “croccanti” (così li definisce lui stesso sul palco), quelli che sprigionano energia. Le canzoni più malinconiche, quelle tristi e struggenti che l’hanno fatto amare, sono ridotte al minimo, forse perché più adatte a un ascolto lontano dal palco. Queste canzoni posseggono un’energia unica che si sublima poi nella relazione più intima con l’ascoltatore. Tuttavia, quelle poche che propone, sul palco, trovano una nuova dimensione.

Una musica di qualità su dei testi anche linguisticamente complessi crea di certo delle difficoltà, ma il rapper non è solo. Lo accompagna una band completa – piano, basso, chitarra, batteria, tromba e flicorno – che sostiene la sua voce e che riesce anche a prendere il proprio spazio. Ma l’equilibrio perfetto lo si deve alla presenza di Dia (Diana Ghebrelul), potente e precisa, da anni, e in diversi album, al fianco dell’artista. In più la presenza di altri ospiti legati all’ultimo album, come Ivana LCX e Danno, che hanno arricchito ulteriormente l’evento.

Un artista unico e inconfondibile e forse necessario.

Con il suo uso magistrale delle tecniche narrative e la sua poetica dirompente, Murubutu ha costruito un linguaggio musicale unico: la “letteraturarap”. Ogni traccia è un racconto, una storia immersiva che fonde narrativa e realtà.
In un panorama musicale che troppo spesso sacrifica contenuto e complessità lui resta un punto fondamentale.
Il suo concerto è stata dimostrazione di cosa può ancora essere l’hip-hop italiano quando smette di inseguire le mode e dà possibilità ad alternative.

 

 

Leggi anche questo articolo (parlo di un suo brano!)

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Scritto da: Gabriele Riccardi

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