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Nostalgia Playlist – 2024

todayAprile 5, 2025 32 5

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Estate 2024. In quel periodo lavoravo come commessa in un negozio di abbigliamento. Oltre al caldo soffocante della città e ai turni interminabili, c’era un’altra fonte di frustrazione: la radio, sempre sintonizzata sulla stessa frequenza, che trasmetteva in loop la musica del momento. Per me, questo significava dover ascoltare tutto il giorno tormentoni estivi, una tortura praticamente. Passavano senza tregua: “100 Messaggi” di Lazza, “30°” di Anna Pepe, “Come un Tuono” di Rose Villain e Guè, “Texas Hold ’em” di Beyoncé e molti altri. Ho attraversato tre fasi: inizialmente i brani non mi infastidivano ma dopo diversi giorni, in cui ascoltavo sempre le stesse canzoni, ero esasperata. Alla fine del primo mese, però, qualcosa era cambiato: alcune di quelle canzoni iniziavano quasi a piacermi. Quando lasciai il lavoro a settembre, mi accorsi che ogni tanto desideravo ascoltarle per conto mio, ormai il lavaggio del cervello aveva causato danni irreversibili.   

Lavinia Sabelli

 

È il terzo singolo dell’ultimo album “Hit me hard and soft“, uscito lo scorso maggio come sequel di “Happier than ever” (2021). Dopo lo scrosciante successo degli ultimi anni, Billie Eilish ritorna con un suo progetto, stavolta meno corposo e più delicato. Il nome che da il titolo al brano è lo stesso della protagonista del film “La città incantata” di Miyazaki, uscito nel 2001. Il viaggio di una giovane ragazza in un mondo onirico, in cui il bene e il male non hanno contorni delineati. Un percorso che la cantante statunitense reinterpreta per raccontare un rapporto controverso. E lo fa in maniera molto semplice, lasciando respirare l’incredibile beat del fratello Phineas, appoggiandoci poco a poco parole quasi sussurrate. Un racconto che non ha bisogno di essere didascalico con le parole, ma lascia ai suoni il compito di trasportarti nel viaggio. Il viaggio di una relazione tortuosa da cui si vorrebbe e si dovrebbe scappare, ma che riesce anche a regalare attimi di fulminante serenità. E tutto questo basta a rendere la decisione ancora più difficile, in bilico perenne tra il restare e lasciarsi. “Not today, maybe tomorrow”. 

Giuseppe Graziani

 

C’è qualcosa di speciale nei ritorni. Quando ti accorgi che qualcuno è tornato significa che non ci speravi più, che avevi costruito una solida routine che attendeva di essere interrotta da una sorpresa fin troppo attesa, che col tempo si era appassita. Questa specialità è ancora più evidente se a un grande ritorno del mio 2024 è seguita una enorme presa di coscienza di una perdita. Anche qui, quando ti accorgi di aver perso qualcosa (o, nel mio caso, qualcuno), significa che la avevi già perduta da tempo, che avevi costruito una routine che attendeva di essere interrotta da una consapevolezza fin troppo rimandata. E se ti dicessi che fu proprio il grande ritorno di Neffa con Fogliemorte a svegliarmi dall’assuefazione a un’assenza poderosa, tangibile e fin troppo presente? Senza illudermi che anche stavolta tornerai. Una pugnalata allo sterno che mi  aiutò finalmente a comprendere che di chi pensavo fosse allora con me in realtà mi era rimasto accanto il fantasma del ricordo, mentre chi non mi aspettavo tornasse, Giovanni Pellino con il sodale Fabrizio Tarducci, mi ha restituito quella sorpresa troppo attesa non solo del suo ritorno alle scene, ma anche di una straordinaria voglia di spazzare via anche le mie “foglie morte”.

Serena Spanò

 

“Onda Alta”, il brano con cui Dargen D’Amico ha partecipato al Festival di Sanremo 2024, è molto più di una semplice canzone da competizione. Nonostante il contesto sanremese non sia sempre il palcoscenico ideale per veicolare messaggi impegnati, questa canzone riesce a distinguersi.

Scritta da Jacopo D’Amico (Dargen D’Amico) insieme a Cheope, Gianluigi Fazio, Stefano Marletta e Edwyn Roberts, Onda Alta non ha conquistato il pubblico dell’Ariston, piazzandosi soltanto ventesima. Un risultato che fa riflettere, considerando la qualità del pezzo e il suo messaggio.

Forse a penalizzarlo non è stata solo la canzone in sé, ma anche le dichiarazioni dell’artista dopo le esibizioni e il tema delicato che affronta: le migrazioni e i viaggi disperati che migliaia di persone affrontano ogni giorno.

A primo ascolto, il brano si presenta come una traccia dance-pop, con richiami alla musica elettronica. Un ritmo ballabile, che potrebbe quasi far pensare a una canzone leggera. Ma basta prestare attenzione alle parole per cogliere la vera essenza del pezzo.

Non è il caso di ballare, “sta arrivando l’onda alta. Stiamo fermi, non si parla e non si salta”

Dargen racconta la realtà dei migranti e il dramma delle madri e dei bambini che affrontano viaggi pericolosissimi in cerca di un futuro migliore. Una realtà sempre più attuale, con una crescente perdita di umanità che, a distanza di un anno, appare persino peggiorata.

Durante il Festival, Dargen D’Amico ha lanciato un chiaro appello per il cessate il fuoco, un messaggio che ha trovato poco spazio sulla televisione di Stato. Un’assenza che pesa, soprattutto oggi, quando quell’appello risuona ancora più necessario.

Se non hai ancora ascoltato Onda Alta, fallo ora. E, per un impatto ancora più potente, guarda il montaggio tratto da “Real People” che amplifica il significato della canzone con immagini crude e reali.

Perché certe canzoni non sono solo musica.

Gabriele Riccardi

Autori

Scritto da: Lavinia Sabelli

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