Sanremo

Sanremo Under Riot #5

todayFebbraio 15, 2025 23

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#Day5

La quarta serata del Festival di Sanremo, tradizionalmente dedicata alle cover, si è svolta in bilico tra omaggi intensi alla grande musica e un senso latente di controllo, che ha finito per gravare sulle esibizioni, spesso privandole di quel respiro autentico che l’Ariston dovrebbe garantire.

Emblematica, in questo senso, è stata la dinamica tra Carlo Conti e Roberto Benigni: il primo, padrone di un sorriso accogliente e imperturbabile, il secondo, simbolo di estro e libertà. Quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione dell’arte di Benigni si è trasformata in un episodio statico, quasi sterile, come se il conduttore avesse saputo neutralizzare l’ironia dissacrante dell’attore con una presenza che non lascia spazio a movimenti imprevisti. Il tutto, in qualche modo, metafora di una Rai che sembra sempre più intenzionata a far prevalere la forma sul contenuto, il controllo sull’improvvisazione.

Eppure, nonostante questa trama sottile e regolata, la serata ha visto momenti di puro incanto, vere e proprie esplosioni di bellezza artistica. Brunori Sas, Simone Cristicchi, Achille Lauro ed Elodie hanno regalato interpretazioni di grande spessore, capaci di emozionare e portare nuova luce su canzoni già amate.

Tra le esibizioni più originali, Lucio Corsi e Topo Gigio hanno dato vita a un momento quasi surreale con la loro versione di Nel blu, dipinto di blu. Una performance che, lungi dall’essere un episodio leggero, si è trasformata in un racconto fiabesco, carico di immaginazione e nostalgia, capace di richiamare l’eredità di Modugno con una delicatezza che ha fatto sognare il pubblico.

Geppi Cucciari e Mahmood, nonostante il potenziale del loro duetto, hanno finito per soccombere a una conduzione che sembra dettare il ritmo con troppa rigidità. Persino l’accenno di Luciani a una presa di posizione politica nel finale è rimasto intrappolato in quella stessa morsa che ha tarpato il volo a Benigni, rendendo l’episodio poco più di una parentesi abortita.

Sanremo 2025, insomma, prosegue verso la serata conclusiva con l’Ariston trasformato in un palcoscenico sospeso tra il bisogno di controllare l’inatteso e la capacità, ancora viva, di offrire momenti di pura poesia.

Sono quei lampi – come le interpretazioni di Brunori, Cristicchi, Lauro ed Elodie o il dialogo fiabesco di Corsi e Gigio – che ricordano a tutti noi perché, ogni anno, continuiamo a guardare questo Festival.

 

Autore

Scritto da: Michele Piramide

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