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Età e musica

todayGennaio 30, 2025 55 27 4

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Mike Jagger, maledetto Mike Jagger!

Un vecchietto decrepito che per quanto mi riguarda può andare a contare le sue pillole, per il cuore, sul tavolo dorato della pensione artistica. Non andrò mai a vederlo suonare tuttavia ascolterò sempre un suo commento musicale.

Anziani, giovani, media età: molte parole, molti punti di vista contornano la musica, la giudicano, la suonano, la producono.

Il dato anagrafico influisce sull’esperienza musicale?

L’anzianità è per definizione la maturità, l’esperienza, la conoscenza di tante sfaccettature che personalizzano la musica, il passo consapevole su un terreno solido.

La giovinezza è cieca ma audace, sfrontata, non s’interroga, agisce e crea senza troppe autocensure, vivida, autentica, senza ponti è capace di volare.

Ma le descrizioni non le gradisco, gli schemi, stagnanti, non servono a nulla, fuggo la tabella.

Ciò che mi interessa è la persona, neutra, priva di ogni data di nascita, davanti alla musica.

Il dato anagrafico non influisce sull’esperienza musicale, si può avere un buon giudizio sia da vecchi che da giovani: chi ha gusto (paradossalmente non relativo), chi possiede una vera sensibilità, chi ha una visione ampia di ciò che significa fare musica, difficilmente sbaglierà e si esporrà male dinanzi ad un gruppo, ad un album, ad un cantautore e soprattutto alla propria musica.

I ragazzi alle prime armi Coltrane, Lennon, Morrison, Battiato, Tenco, Salmo e via dicendo azzeccarono il tiro; i più attempati Bowie, Yorke, Eno, Capossela, allo stesso modo.

Chi si espone erroneamente invece è l’individuo parvenu (giovane o anziano che sia) preso dal suo eccentrico metro di giudizio che non avanza neppure di un passo al di fuori del suo confine (eppure il suo recintino è molto stretto), spregiudicatamente ignorante, ottuso che macchierà di banale superficialità il suo: “non mi piace” o “è uscito il mio bellissimo pezzo”.

Chi ascolta passivamente, chi suona banalità, chi continua a suonare con le rughe ai polsi.

Si parla qui di musicisti alle prime armi, di pubblico intrattenuto, di gonfi produttori e di musicisti questa volta navigati.

Ciononostante e mio parere, forse non richiesto, tendo a giudicare più di qualità la produzione musicale della gioventù mentre prediligo l’ascolto e la possibilità di dare occasione al nuovo della maturità.

Quanti, quanti sbagliano, e quanti, quanti fanno il giusto; è davvero importante interrogarsi sull’anagrafica in campo musicale? Non credo.

Ma se bisogna parlarne centriamo il giusto fuoco.

La musica la si compone e la si ascolta, e per attuare nel giusto modo entrambe le azioni bisogna essere misurati e consapevoli di ciò che si fa e di ciò che si ha davanti approfondendone le verità, le ambiguità, gli errori. Nulla a che vedere con l’età ma con la qualità personale.

La musica è a tutti ma è per pochi.

Autore

Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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