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Distopia è intrattenimento

todayNovembre 28, 2024 94 17 5

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Al diavolo la distopia, preferisco la saggistica che non gioca con la forma estetica.

La distopia non funziona, o perlomeno non funziona più come un tempo.

La distopia è denuncia morale nei confronti di una realtà avvertita come oppressiva e disumana, agisce in maniera preventiva, mettendo in guardia i lettori.

Ma le distopie della più recente letteratura, cinematografia e musica, non attecchiscono, non sensibilizzano nessuno. Il loro primordiale fine è finito in un mero ed esclusivo intrattenimento. Troppo legata ad un’estetica è sulla bocca di tutti, sì, ma per pro forma, del contenuto in sé non importa a nessuno.

Qui dovrei consigliarvi dei lavori musicali sulla distopia? Perché?

Farei divulgazione superficiale.

Loro solamente non potranno farvi agire, se credete nella distopia, quindi nel cambiamento. Dovreste informarvi mondialmente nel senso stretto del termine ed attualizzarvi in azione.

L’arte in sé può stimolare e dare spunti ma senza un impegno altro, rimane frequentazione d’intrattenimento.

Se debbo parlar di musica, l’uomo schizoide del XXI secolo dei King Crimson vien giudicato come un ottimo brano, ma solo come un ottimo brano, nulla a che vedere col contenuto distopico, infatti per la maggioranza si lega alla grande sperimentazione musicale del progressive.

Stessa storia Bowie e la sua Space Oddity del (quasi) primo leggendario album. Nulla cambia altresì per Animals e The Wall dei Pink Floyd, per Joe’s Garage di Zappa, per Ok Computer e 2+2=5 dei Radiohead.

Grande ed importantissima musica ma nulla più, la distopia non passa (ad eccezione di qualche vezzo scolastico con The Wall) e l’aspetto musicale nulla ha cambiato, tantomeno sensibilizzato.

La distopia è oggi il grande genere del popolo, trasformato in superficiali letture adolescenziali, in film d’incasso, in serie tv del lunedì sera, in videogiochi del divano. Ma questo popoloso numero di persone ne trae un insegnamento?

Attua un cambiamento? No.#

Un grande mondo di fantasia, un’evasione dalla realtà nel fantasy, nulla più.

Verosimile tematica distopica.

L’uomo degli ultimi due secoli è un “Prometeo moderno“, tutto tecnologico, centrato e centrale in quest’esistenza effimera, ma progressista, che non tace di fronte al limite.

“E pur si muove” nelle persone un’angoscia, più o meno comune che la musica per quanto di alto livello non è riuscita a mettere in primo piano. Un presente interrogativo, per un futuro incognito (sua connotazione), un avvenire trattato da molti come distopico, in assenza di speranza e fiducia per l’oggi e quindi per il domani (che peccato).

Huxley ed Orwell, resi didascalici, son inseriti in postilla a fotografie, entrambi “Sulla Strada” di lettori superficiali che, pigiando oltretutto il cinque sul Grande Fratello, han voglia d’intrattenimento.

La Distopia è un genere che probabilmente oggigiorno ha prevaricato il suo iniziale aspetto politico per abbracciare il diletto del fantasy.

Oltre i sopracitati autori, miriadi di letterature e di generi (fantascienza, cyberpunk, solarpunk, apocalittico e via dicendo) han sfiorato ormai l’abitudinario.

Il raccapricciante futuro che propongono Wells, Zamjatin, Bradbury e Dick non rappresenta ovviamente l’unico esempio del genere distopico. Quest’ultimo, infatti, nel corso del Novecento, si è sviluppato in una serie di ramificazioni differenti, che hanno sollevato l’attenzione su varie tendenze sociali, politiche o scientifiche.

Provando a offrire una classificazione del concetto, si possono tentare tre forme principali, che spesso si intrecciano fra loro: una «distopia politica», una «distopia ambientale» e una «distopia tecnologica».

Numerose branche artistiche si sono espresse a riguardo (per non citare i videogiochi). Possiam parlare di molto operato cinematografico che ha preso in prestito romanzi su romanzi, il più celebre probabilmente Matrix, strizzando l’occhio al presente invece Dune, Mad Max e le serie Black Mirror, Racconto dell’ancella. Boom di spettatori intrattenuti. Boom! Un grosso nulla, come Quadrophenia degli Who, Mylo Xyloto dei Coldplay, Drones dei Muse.

Ma qui scrivo di musica, e di certo la signorina melodica non ha taciuto.

Presumibilmente la musica distopica nasce da un sostrato politico, non a caso si afferma a fine anni ’60, contemporanea all’ondata sessantottina, ed ondeggia tra il concept album ed il brano unicum e solitario. Ma cari lettori, non potrete mai cambiar un minimo fatto ascoltando musica senza muovervi, i vari King Crimson, Bowie, Radiohead possono indirizzarvi, non alzarvi. Se credete nella distopia fateli vostri per un vostro pensiero altrimenti saranno solo fantocci intrattenenti e voi le loro distopiche vittime.

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Scritto da: Archita Giuseppe Russo

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