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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
Signore e signori è giunta la tarda ora, rimboccatevi le coperte e chiudete la porta a chiave, perché si rischia grosso ad uscire di casa, la senilità può giocare brutti scherzi quando non la si accetta o non la si comprende con una grossa dose (non di stupefacente, troppo ormai per voi) di consapevolezza.
Non a caso vi ho chiamati signore e signori, dal latino senior <anziano>, siete anziani voi pubblico e voi rockstar vecchiettine che ancora girate gli affollati stadi.
Perché nel Rock non si va più in pensione?
Vi stilo una breve lista di nomi tra i 75 e gli 83 anni che ancora conquista sold out dietro l’altro: Springsteen, AC/DC, David Gilmour, Eric Clapton, Robert Plant, Rolling Stones, Who, Paul McCartney, Bob Dylan. Degni di menzione i cinquantenni del momento Oasis, che senza pubblicare un album dal 2009 si riuniscono e spopolano con la loro tournée.
Pur pensionabili nessuno dei suddetti esce di scena.
Fenomeno stravagante: il Rock solitamente fa binomio con la giovinezza, con l’esser taglienti, audaci, ribelli. Ora invece è alle prese con degli ottuagenari dai quali il successo non vuole separarsi. Il pubblico, d’altra parte, insiste e affolla questi concerti, perché?
Il mercato musicale è cambiato, ne siamo tutti a conoscenza (forse). L’avvento della Rete ha trasformato la fruizione rendendo ogni canzone ascoltabile a distanza di decenni, condizionando un immaginario e costruendo idoli leggendari che sopravvivono di generazione in generazione; i genitori amano riascoltare i tempi che furono e trasmettono alla prole la loro nostalgia, i figli a loro volta si attaccano superficialmente a queste rockstar invecchiate non dando quindi volto alla nuova musica.
In passato i consumatori di album erano innanzitutto delle persone di età compresa tra i 14 e i 30 anni, oggi non è più così. Prima di Internet, chi non riusciva a passare in tv o in radio praticamente non esisteva. Oggi, grazie alla Rete, tutti esistono per sempre. È impossibile che un vecchio gruppo musicale finisca nell’oblio.
Chi è storia è giusto che rimanga nei libri, spazio, spazio al nuovo!
Il vecchio, molto frequentato oggi, è specchietto nostalgico per allodole, non ritroverete mai sul palco i Beatles, gli Stones, ma solamente una rappresentazione pacchiana (quasi da festa di paese) di una musica d’un tempo passato. Non ne è rimasto nulla.
Le reunion, i tour sono macchine di soldi che voi pubblico incoraggiate e nelle quali le rockstar attempate sguazzano felici per colmare un loro vuoto interiore, per sfuggire la noia che rimarrebbe loro. Steel Wheels dei Rolling Stones tra il 1989 e il 1990 fu il precursore di tutti gli altri tour, evento che ha fruttato più di 400 milioni di dollari.
L’ondata di nostalgia ha smosso un mercato riempiendosi di ristampe e cofanetti grazie alle case discografiche, mentre in passato i dischi vecchi costavano meno, perché le novità erano più importanti. Più importanti!
Oggi si è scoperto che anche la musica più “datata” può far effetto ma si tratta di archeologia e non di semplice musica.
Voi tutti, ultimi arrivati, parvenu, state rovinando la scena rock. Conosco voi nostalgici, gente che non ha volontà e coraggio di dare fiducia a chi (come fecero le vostre vecchiette star) oggi sgomita, tenta di farsi spazio e di riformare da zero una nuova scena. Eppure, vi definite amanti della musica, grande ossimoro perché in questo modo non state che distruggendo un genere impolverandolo di vecchie note e leggende.
Il Rock è sporco per definizione, infangatevi scovando nuovi locali, nuovi gruppi, informatevi e riscoprite nuovamente l’amore per lo sconosciuto. Risparmiate quel becero denaro. Diffido del pubblico delle reunion o delle rockstar attempate, son sicuro che han visto ben poco (o nulla) della nuova scena.
Amo le vecchie glorie ma oggi non serve ascoltarle dal vivo, non rappresentando più il tempo che fu oggi toglie possibilità e spazio alle nuove leve.
Scritto da: Archita Giuseppe Russo
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