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play_arrowJust Music Flusso d'incoscienza
Alla fine del 2024, i produttori discografici italiani potrebbero stappare molte bottiglie di champagne: il successo musicale del “Made in Italy” sembra inarrestabile. Nell’epoca dello streaming e di Youtube la produzione del mercato discografico globale giace letteralmente nel palmo della nostra mano, eppure il gusto del pubblico italiano si concentra specificatamente sulla produzione nazionale. La Top ten della classifica settimanale dei brani più ascoltati in Italia su Spotify fornisce delle chiare evidenze su chi siano i favoriti dagli ascoltatori italiani (in particolare dai più giovani, fetta maggiore degli utenti attivi sulla piattaforma).
Il produttore e disc jockey Night Skinny emerge come un vero vincitore: ben sei brani del suo ultimo album “Containers” conquistano le prime posizioni. Domina la classifica un album ambizioso, costruito magistralmente per diventare mainstream prima ancora di sbarcare sulle piattaforme: amalgamando sonorità trap, hip hop e rap, nel progetto confluiscono le voci di ben venticinque artisti amatissimi dal pubblico, come Geolier, Tedua, Ernia, Tony Effe, e molti altri
In vetta anche Angelina Mango , vincitrice di Sanremo 2024, in collaborazione con Olly: il loro singolo “Per due come noi”, grande successo radiofonico, schizza al secondo posto della classifica. Le collaborazioni si confermano come la carta vincente: in vetta anche “TT LE GIRLZ” di ANNA e Nick Savage e “Canzone d’Odio”, unione vincente di Lazza e del rapper statunitense Lil Baby, chiaro tentativo della trap italiana di varcare i confini nazionali.

“Si Antes Te Habiera Conocido” della cantante colombiana Karol G è l’unico singolo solista e integralmente non in lingua italiana a rientrare nella Top ten. Melodia latineggiante, il brano ha riscosso un successo planetario su Tik Tok, piattaforma che, accelerando il lancio di nuovi artisti e riportando in auge i classici quasi dimenticati, è ormai uno strumento imprescindibile di promozione musicale, capace di detenere e ribaltare le sorti mondiali del panorama discografico.
Voci giovani, beat accattivanti e, soprattutto, nessun brano in lingua inglese capace di raggiungere la Top Ten: che il mercato discografico angloamericano stia perdendo il proprio dominio? E’ innegabile che sia avvenuto un cambio di rotta nei gusti musicali del nostro paese: nel 2014, nella classifica dei brani più ascoltati dal pubblico nostrano, l’unico singolo nella nostra lingua a conquistare un’alta posizione fu “Magnifico” di Fedez e Francesca Michelin, accerchiato totalmente da sonorità dance-pop in lingua inglese.
Il pubblico italiano, in particolare i giovani sottoposti costantemente a stimoli provenienti da ogni parte del mondo, ricercano nella musica una forma di semplicità che sembra sottrarsi alle dinamiche movimentate della globalizzazione: un ritmo incessante, capace di “restare in testa” (uno dei punti forti della trap) e una comprensione immediata del testo che si sta ascoltando. Parole chiare, precise, senza retorica morale o barriere linguistiche. In un mondo in cui la fama sta rivelando le sue conseguenze più tragiche (pensiamo allo scandalo di P. Diddy) il divismo delle grandi pop star del decennio scorso sembra destinato a crollare.
Il pubblico italiano non guarda con lo stesso sguardo idolatrico agli inarrivabili cantanti d’oltreoceano, non ricerca una voce indimenticabile o la presenza fisica più coinvolgente, ma sceglie volti e personaggi in cui possa un minimo identificarsi: vuole il rapper di periferia, vuole Geolier che esalta la propria città cantando nel suo dialetto, vuole le stories di Angelina Mango che balla in camera sua come una qualsiasi ragazza di vent’anni.
Nomi che creano hype, che generano ascoltatori. Ma di fronte alle logiche quasi paradossali dell’algoritmo, il mercato discografico italiano fiorisce e al tempo stesso sgomita di nuove uscite, progetti, collaborazioni, per non perdere un pubblico che ha bisogno del brivido dell’engagement quotidiano per non spostare il proprio asse d’interesse e magari, chissà, ritornare a tendere il proprio orecchio oltreoceano.
Scritto da: Arianna Gnasso
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